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Attualità 3 min di lettura4 ore fa

Voto Usa, Democratici avanti di otto seggi al Senato

Il risultato, tra i migliori del secolo, riapre il confronto sulla tenuta delle democrazie americana e italiana.

I Democratici hanno conquistato otto seggi stimati al Senato nelle elezioni di metà mandato statunitensi, sottraendoli ai Repubblicani.

Il risultato viene letto come la prova che l’avanzata autoritaria non sia inevitabile. Per l’opposizione italiana, tuttavia, il confronto con gli Stati Uniti mette in luce una partecipazione politica molto più debole.

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La domanda di partecipazione

Anche in Italia, nonostante la scarsa incisività degli apparati politici, resta diffusa tra i cittadini la volontà di comprendere le decisioni pubbliche e di incidere sulle scelte collettive. Questa richiesta convive però con una crescente distanza dalle istituzioni e con la sensazione di assistere senza strumenti al declino del Paese.

La consultazione americana viene quindi presentata come un invito a non affidarsi ai populismi autoritari, alle scorciatoie reazionarie associate a Vannacci o alle proposte plebiscitarie contrarie ai principi costituzionali. L’indicazione è recuperare gli strumenti di sovranità popolare previsti dalla Costituzione.


Il dato del Senato

La variazione stimata assume rilievo perché il Senato rinnova soltanto circa un terzo dei propri componenti. Negli ultimi cento anni, soltanto un’altra elezione di metà mandato avrebbe prodotto un risultato migliore; inoltre, la perdita media del partito del presidente in carica è stata indicata in quattro seggi.

I Democratici hanno così sottratto ai Repubblicani roccaforti considerate inattaccabili da decenni. Tra queste figurano il Kansas, dopo 94 anni di predominio conservatore, e il Texas, dove un senatore democratico non veniva eletto dal 1988.

A pesare sul voto sarebbero state due spinte. La prima riguarda il divario economico, aggravato dagli incentivi fiscali destinati ai miliardari della Silicon Valley, dall’aumento del costo della vita e dalla perdita di reddito del ceto medio. La seconda nasce dal rifiuto delle tendenze autoritarie interne e delle scelte internazionali ritenute subordinate agli interessi delle grandi potenze.


Ucraina e confronto con l’Italia

Oltre il 75% degli americani, secondo i dati citati, chiederebbe il rispetto del diritto internazionale e il sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa. Lo stesso orientamento respingerebbe nuove operazioni militari giudicate prive di senso, compresa quella contro l’Iran.

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L’esito elettorale ostacola così il progetto di una spartizione del mondo tra Washington, Mosca e Pechino. Il vertice trilaterale previsto alla fine di novembre dovrebbe misurarsi con una realtà diversa da quella ipotizzata: l’Ucraina non è stata sconfitta, il Canada non è diventato il 51esimo Stato degli Stati Uniti, la Groenlandia non è in vendita, i Paesi dell’Europa orientale non sono tornati sotto il controllo del Cremlino e Taiwan mantiene la propria libertà.

La tenuta americana viene collegata alla presenza di una rete di poteri e organizzazioni contrapposti. Dopo l’indebolimento del centro federale, avrebbero contribuito a contenere la deriva politica i governi locali, le università, le associazioni civiche, i sindacati, la stampa d’inchiesta e una società civile abituata a difendere i diritti nella vita quotidiana.

Il Presidente ha riconosciuto formalmente il risultato, ma questa accettazione non ha cancellato i dubbi sulle mosse successive. Steve Bannon, esponente della destra vicino agli umori dell’area trumpiana, aveva evocato la “guerra civile” in caso di sconfitta. Il testo esclude tuttavia che la resistenza contraria a Trump ricorra alla violenza e considera troppo ampio il margine elettorale per consentire operazioni di questo tipo.


Le accuse alla politica italiana

In Italia, secondo questa analisi, il sistema democratico non avrebbe mostrato la stessa capacità di reazione. Elly Schlein e Giuseppe Conte vengono accusati di non avere un piano credibile per riformare istituzioni considerate fragili, né una proposta capace di rafforzare il ruolo dei cittadini e del Parlamento.

La critica riguarda anche le modifiche approvate negli anni all’assetto costituzionale. Tagli della rappresentanza e riforme orientate verso il vertice avrebbero ridotto il controllo dal basso e allontanato gli elettori dalle decisioni pubbliche, favorendo un potere esecutivo autoreferenziale e una popolazione rassegnata all’idea che “tanto sono tutti uguali”.

Il compito assegnato ai Democratici americani sarebbe ora trasformare i seggi ottenuti in interventi concreti: separare il denaro dalla politica, impedire ai parlamentari di trarre vantaggi dalle compravendite finanziarie e contrastare la deriva neofascista del Partito Repubblicano.

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