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Attualità 3 min di lettura58 min fa

Vincitori senza posto: 14 Comuni fanno marcia indietro sulle assunzioni

Il concorso per i piccoli enti rischia di lasciare a casa chi ha superato le prove: 36 incarichi sono già saltati e il ministero cerca una soluzione

«La vicenda è surreale»: Tatiana Cazzaniga, responsabile delle Funzioni locali della Fp Cgil, descrive così il caso dei piccoli Comuni che, dopo aver aderito a un concorso pubblico, stanno rinunciando ad assumere i candidati risultati vincitori. Sono amministrazioni con organici ridotti e servizi essenziali già in difficoltà, ma proprio quelle che avevano dichiarato di aver bisogno di nuovo personale ora sostengono di non poter sostenere la spesa.

Al momento le rinunce formalizzate sono 14 su 57 enti aderenti, distribuiti tra Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna e Marche. Il conto provvisorio è di 36 posti cancellati, mentre le assunzioni procedono in modo molto limitato e il numero potrebbe aumentare.

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Il nodo dei finanziamenti

Il concorso Ripam era rivolto ai Comuni con meno di 5mila abitanti e prevedeva l’inserimento di funzionari ad elevata qualificazione. I profili richiesti erano quattro: giuridico, economico, digitale e tecnico. Per partecipare era necessaria la laurea.

Secondo quanto emerge, diversi enti avrebbero interpretato in modo errato il bando, ritenendo che le risorse del Pnrr potessero coprire anche gli stipendi dei neoassunti. Il finanziamento, invece, riguardava la procedura concorsuale: il costo del personale sarebbe rimasto a carico delle amministrazioni, come indicato nel testo della selezione.

Il ministero della Pubblica amministrazione, guidato da Paolo Zangrillo, sostiene che questa distinzione fosse esplicitata nel bando. Dagli uffici ministeriali fanno sapere di essere al lavoro per individuare una soluzione, anche valutando l’ipotesi di trasferire le assunzioni verso altri enti.


I vincitori ora chiedono garanzie

La Fp Cgil aveva già segnalato la situazione a settembre e nei giorni scorsi ha inviato una nuova comunicazione al ministero. Il sindacato chiede di verificare ogni caso, tutelare l’assegnazione dei vincitori e intervenire nei confronti delle amministrazioni che non rispettano l’impegno assunto.

Secondo l’organizzazione, una rinuncia potrebbe essere ammissibile soltanto in presenza di un impedimento concreto, sopraggiunto e dimostrabile. Almeno quattro Comuni avrebbero già ufficializzato il passo indietro, tra cui un ente commissariato; altri due lo avrebbero comunicato direttamente ai vincitori e altrettanti in modo non formale.

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Danilo Colacino, esponente del comitato dei partecipanti, parla di una situazione «incredibile». A suo giudizio, il bando non lasciava spazio a interpretazioni e molti candidati potrebbero essere costretti ad affrontare spese legali e tempi lunghi per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.


Un concorso partito con 180 posti

Il procedimento aveva raccolto l’adesione di un numero di enti tale da mettere a disposizione poco meno di 180 posizioni. Una parte dei Comuni, però, si è ritirata già prima delle prove, in alcuni casi a ridosso delle selezioni di fine luglio: i posti disponibili sono così scesi a 124.

Alle prove hanno partecipato migliaia di candidati, con un’età media stimata tra i 30 e i 35 anni e una fascia anagrafica compresa tra i 25 e gli oltre 50 anni. Al termine delle selezioni gli idonei sono risultati più di 1700.

A metà settembre si sono concluse anche le prove asincrone riservate a chi aveva ottenuto un rinvio per motivi di salute. Da quel momento gli enti avrebbero potuto procedere con convocazioni e assunzioni, ma proprio in quella fase sono emerse le rinunce.


Le lettere dei Comuni

Alimena, in provincia di Palermo, ha comunicato al ministero che dopo la richiesta iniziale di inserire determinati profili professionali sarebbero intervenute condizioni finanziarie e contabili tali da impedire l’assunzione. Anche Trappeto, sempre nel Palermitano, ha richiamato nuove esigenze organizzative e valutazioni sulla sostenibilità economica dell’operazione.

Il risultato è che persone selezionate attraverso un concorso nazionale rischiano di restare senza il posto per il quale avevano superato le prove. Cazzaniga sottolinea inoltre che il semplice spostamento delle graduatorie potrebbe non essere sufficiente, se non verranno salvaguardate le posizioni dei vincitori e considerate anche le aspettative dei numerosi idonei.

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