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Attualità 2 min di lettura2 nov

Varsavia, Mosca e Minsk sfruttano la crisi della Corte

La tensione tra governo e giudici offre a Russia e Bielorussia nuovi argomenti contro l’Occidente

Russia e Bielorussia stanno usando lo scontro istituzionale polacco per alimentare messaggi antioccidentali e divisioni politiche. La crisi della Corte costituzionale di Varsavia si è aggravata nel fine settimana, dopo il dispiegamento della polizia antisommossa davanti alla sede dell’istituzione.

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Il vantaggio del caos polacco

Andrzej Poczobut, giornalista polacco-bielorusso, dissidente ed ex prigioniero politico, ha definito prevedibili le reazioni dei mezzi di informazione statali dell’Europa orientale. In un messaggio pubblicato su X ha osservato: «Più grande è il caos politico in Polonia, maggiore è la loro soddisfazione».

Secondo Poczobut, Mosca e Minsk non sostengono realmente nessuno dei due schieramenti coinvolti nella disputa sulla Corte. Il loro obiettivo sarebbe invece esasperare il conflitto interno: «Più siamo divisi, meglio è per loro», ha aggiunto.


Lo scontro tra governo e giudici

La tensione è esplosa venerdì sera, quando un gruppo di giudici considerati vicini alla coalizione europeista del primo ministro Donald Tusk ha cercato di sospendere Bogdan Święczkowski, presidente conservatore della Corte costituzionale e alleato del partito di opposizione Diritto e Giustizia, il PiS.

Il governo ha presentato l’iniziativa come una misura difficile ma necessaria per restituire autonomia alla magistratura. L’esecutivo accusa infatti il precedente governo guidato dal PiS di avere esercitato per anni pressioni politiche sulle istituzioni giudiziarie.

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La vicenda coinvolge anche il presidente Karol Nawrocki, eletto con il sostegno del PiS e spesso schierato con l’area conservatrice nel confronto con Tusk. Da Mosca è arrivata la tesi secondo cui la maggioranza starebbe preparando la rimozione del capo dello Stato per mettere la Corte sotto il proprio controllo.


Le accuse arrivate da Mosca e Minsk

Poche ore dopo l’escalation, Ria Novosti ha pubblicato un commento che descriveva la Polonia come un Paese vicino alla guerra civile. L’autrice Irina Alksnis ha sostenuto inoltre che la Commissione europea vorrebbe sfruttare la crisi per aumentare la propria influenza su Varsavia, indicando la presidenza polacca come l’ultimo ostacolo.

I mezzi di informazione statali russi hanno definito gli episodi davanti alla Corte un tentativo di colpo di Stato. Kirill Dmitriev, vicino a Vladimir Putin e incaricato dei colloqui economici con gli Stati Uniti, ha rilanciato sui social una critica contro il governo polacco: «L’Europa non sta bene: migranti, bellicismo, rivolte e colpi di Stato. Pentitevi».

Anche Dmitrij Medvedev ha accusato l’esecutivo di Tusk di perseguitare i conservatori del PiS, collegando la vicenda alla loro posizione sui nazionalisti ucraini definiti da Mosca “banderisti”. La Bielorussia ha seguito una linea analoga: l’emittente statale Minskaya Pravda ha rappresentato la Polonia come il simbolo di un’Europa divisa, mentre Ryhor Azaronak ha paragonato la situazione al colpo di Stato polacco del maggio 1926 e ha accusato Varsavia di incoerenza sullo Stato di diritto.

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