Vannacci, il libro di Bonazzi analizza il fenomeno politico
In uscita oggi per Aliberti, il volume esamina carriera, idee, Lega e nascita di Futuro Nazionale
Esce oggi, 27 ottobre, «Adda venì Vannacci», il libro con cui Francesco Bonazzi ricostruisce la figura del generale e il consenso raccolto dalla sua proposta politica. Il volume è pubblicato da Aliberti e prende in esame il percorso militare, i rapporti con la Lega e la nascita di Futuro Nazionale.
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Il ritratto del generale
Bonazzi passa in rassegna le posizioni di Roberto Vannacci su sicurezza, famiglia, lavoro, immigrazione ed Europa. L’autore sostiene che per comprendere il fenomeno non sia sufficiente definirlo fascista: occorre leggere i suoi testi, seguirne i comportamenti e considerare le lacune lasciate dalla politica che intende contrastarlo.
Il libro mette inoltre alla prova la promessa di buonsenso presente nei discorsi del generale. Il ritratto viene presentato come severo anche verso i suoi oppositori, senza semplificazioni né scorciatoie interpretative.
La destra di Futuro Nazionale
Nell’estratto del volume, Bonazzi descrive Futuro Nazionale come una formazione che non rappresenterebbe il successo di una precisa identità politica. Secondo l’autore, Vannacci intercetta paure alimentate negli anni e propone alla nuova destra nazionalista una strada verso la conquista del potere.
Questa destra viene raffigurata come giovane, energica e priva dei compromessi attribuiti alle correnti più istituzionali. Bonazzi la colloca in contrapposizione alle diverse anime della destra di governo: da quella legata alla famiglia e al partito a quella considerata inefficiente, burocratica o incline ai toni inquisitori.
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Paure, identità e sicurezza
Nel testo, il generale viene accostato alla figura dell’uomo forte, capace di offrire risposte immediate davanti a timori nuovi e a una classe politica descritta come incapace di assumersi decisioni impopolari. Il paragone richiama anche personaggi della cultura popolare e il generale Francesco Paolo Figliuolo, associato alla gestione della campagna vaccinale.
Per Bonazzi, il richiamo all’identità nazionale avrebbe soprattutto una funzione di esclusione. La sua difesa estrema, scrive l’autore, può diventare il paravento di politiche securitarie, atteggiamenti xenofobi, discriminazioni e richieste di «remigrazione».
L’estratto si chiude con una citazione degli oppositori della polizia speciale statunitense: «Polizia ovunque, giustizia da nessuna parte». Il riferimento serve a porre una domanda sul rischio che un simile modello di sicurezza possa affermarsi anche in Italia.
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