Ustica, la Francia apre gli archivi: ora la Procura può riaprire il caso
Parigi mette a disposizione dell’Italia documenti risalenti anche agli anni Novanta, mentre familiari e Comune di Bologna chiedono nuovi passi verso la verità.
La disponibilità della Francia a consegnare all’Italia i documenti sulla strage di Ustica potrebbe cambiare il destino dell’inchiesta. La Procura di Roma, alla vigilia dell’udienza del 30 settembre davanti al giudice per le indagini preliminari, valuterebbe infatti il ritiro della richiesta di archiviazione per i due procedimenti contro ignoti riuniti nel fascicolo.
Gli archivi francesi riaccendono l’inchiesta
La documentazione promessa da Parigi coprirebbe un arco temporale molto ampio, dalla fase immediatamente successiva alla caduta del Dc-9 Itavia fino ai primi anni Novanta. Tra le carte potrebbero esserci anche atti del ministero della Difesa francese collegati alle rogatorie inviate all’epoca dalla Procura di Roma.
La comunicazione è stata trasmessa dall’ambasciata francese al ministero degli Esteri italiano. Da qui, attraverso la Presidenza del Consiglio e il ministero della Giustizia, è arrivata alla procura capitolina. Nella nota, inoltre, le autorità francesi avrebbero manifestato la volontà di esaminare eventuali ulteriori richieste provenienti dall’Italia.
Secondo fonti informate, l’accelerazione sarebbe maturata durante l’estate, proprio mentre aumentava il rischio di una chiusura dell’indagine. Tra le iniziative che avrebbero contribuito alla svolta ci sarebbero anche le sollecitazioni di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime, e il possibile confronto tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni negli incontri di giugno.
I familiari chiedono di non fermarsi
La notizia è stata accolta con soddisfazione dalle associazioni delle vittime. Giuliana Cavazza, presidente dell’Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica, ha spiegato che qualsiasi elemento capace di consentire la prosecuzione degli accertamenti rappresenta un motivo di fiducia. Ha chiesto inoltre di esaminare sia le informazioni francesi sul terrorismo sia l’ipotesi di un’esplosione interna, sulla quale, a suo giudizio, non sarebbero mai state svolte verifiche adeguate.
Cavazza ha anche definito inattesa l’eventualità del ritiro della richiesta di archiviazione, pur dicendosi pronta ad attendere l’udienza prima di trarre conclusioni. Dopo anni di stallo, ha aggiunto, la collaborazione del governo e la sua costituzione come parte offesa hanno rafforzato le speranze dell’associazione.
Per Daria Bonfietti, l’accesso alle carte richieste alla Francia sarebbe essenziale. La presidente ha ricordato di aver chiesto a Meloni, durante l’incontro con Macron di giugno, di intervenire sul presidente francese: se i documenti saranno davvero messi a disposizione della magistratura italiana, ha osservato, si tratterebbe di un risultato importante.
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Anthony De Lisi, familiare di due vittime, sostiene invece che il quadro emerso dalle sentenze e dagli elementi disponibili indichi un abbattimento del velivolo e non una bomba, un guasto strutturale o un incidente. «Nei cieli di Ustica, sul Mediterraneo, quella notte ci fu una battaglia aerea», ha detto, precisando che il punto da chiarire è soprattutto quale operazione militare si svolse, se l’Italia ne fosse informata e se vi siano state carenze nella sorveglianza dello spazio aereo.
Bologna torna a chiedere risposte
La vigilia dell’udienza è stata scelta dal sindaco di Bologna Matteo Lepore per rivolgere una lettera alla presidente del Consiglio. Nel messaggio ha domandato un aggiornamento sulle iniziative governative dedicate al recupero, alla tutela e alla consultazione delle carte ancora utili a ricostruire la tragedia del 27 giugno 1980, costata la vita a 81 persone.
Lepore ha richiamato anche l’ordine del giorno approvato di recente dal Consiglio comunale. Il documento sollecita informazioni sui lavori della commissione incaricata di verificare la scomparsa di alcune serie archivistiche del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, riferite al periodo 1969-1984, oltre che sull’attività del comitato che segue i versamenti documentali e sui rapporti con gli Stati stranieri.
Il Comune, ha assicurato il sindaco, continuerà a sostenere la ricerca della verità attraverso il Museo per la memoria di Ustica e il rapporto con l’associazione dei familiari. La tragedia avvenne la sera del 27 giugno 1980, quando il volo Itavia precipitò nel mar Tirreno: da allora restano aperti interrogativi sulle cause e sulle responsabilità.
Il passaggio decisivo del 30 settembre
I due fascicoli riuniti dalla Procura di Roma erano stati aperti nel 2008 e nel 2022, entrambi contro persone non identificate. L’udienza di opposizione all’archiviazione davanti al giudice per le indagini preliminari potrebbe ora segnare un passaggio inatteso, con la possibile rinuncia dei pubblici ministeri alla richiesta di chiusura.
Le fonti vicine al dossier descrivono la scelta francese come un segnale di cooperazione tra Roma e Parigi, attribuendola anche all’atteggiamento di Macron, considerato attento a mantenere aperto il dialogo tra le autorità dei due Paesi. La decisione arriva dopo anni segnati da tensioni bilaterali su altri temi e potrebbe fornire nuovi elementi a un’inchiesta ancora priva di una risposta definitiva.
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