Ustica, la carta francese può riaprire il caso: cosa c’è negli atti
Parigi annuncia il trasferimento di documenti sul volo Itavia 870, mentre la Procura di Roma torna a esaminare l’ultima inchiesta sulla strage.
Tra gli elementi ancora da chiarire c’è il ruolo della portaerei francese Foch, allora presente nel Mediterraneo con i suoi Etendard IV, alcuni dei quali predisposti anche per trasportare ordigni nucleari. Gli atti dell’ultima inchiesta romana prendono in considerazione una possibile esercitazione nel Tirreno, indicata come “Exercise South”, alla quale avrebbero partecipato velivoli francesi e statunitensi.
Le attività militari negate da Parigi
Il nodo riguarda anche la base corsa di Solenzara. La Francia ha sempre sostenuto che, dopo il tramonto del 27 giugno 1980, da quella struttura non fossero decollati caccia, indicando nelle prime ore del pomeriggio la conclusione delle operazioni.
Una testimonianza raccolta negli anni mette però in discussione quella ricostruzione. Il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo, che si trovava in vacanza nella località corsa, raccontò di aver udito a lungo decolli e atterraggi durante la notte: «Era il primo riposo dal 1978. Il mio unico interesse era quello di dormire, avevo un sonno arretrato di anni… Quindi si può immaginare la mia rabbia quando la sera del 27 giugno i decolli e atterraggi dei Mirage e di altri aerei non accennavano a interrompersi».
Il mistero dei caccia nel Tirreno
Secondo Bozzo, la versione diffusa dagli ambienti della Nato non corrispondeva a ciò che era accaduto realmente. «Le fonti della Nato hanno affermato il falso: i francesi, e non solo loro, volarono fino a tarda ora», disse riferendosi alla presenza degli aerei militari nei cieli della Corsica.
L’ipotesi investigativa considera la possibile presenza di più velivoli intorno al DC9 Itavia, partito da Bologna alle 20.08 con destinazione Palermo e accumulando due ore di ritardo. Le tracce radar esaminate dai periti italiani e statunitensi indicano dapprima un aereo accanto al jet di linea e poi l’avvicinamento di un ulteriore apparecchio, ritenuto compatibile con un caccia francese seguito da un mezzo americano.
Le ipotesi sulla caduta del DC9
La ricostruzione al centro dell’indagine parte dallo scenario di un Mig libico che avrebbe attraversato lo spazio aereo italiano per accompagnare una missione legata a Muammar Gheddafi. Il velivolo, secondo questa versione, avrebbe cercato di confondersi con il DC9, sfruttandone la sagoma come copertura.
In questo quadro, il volo civile sarebbe rimasto coinvolto in uno scontro tra aerei militari. Due piloti dell’Aeronautica avrebbero segnalato da terra la presenza di un caccia, ma morirono successivamente durante un’esibizione delle Frecce Tricolori, prima di poter essere ascoltati dagli investigatori.
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Restano comunque in campo anche spiegazioni diverse. Tra le cause valutate figurano un cedimento strutturale e l’esplosione di una bomba collocata a bordo, ipotesi sostenuta dall’unica perizia disposta dal tribunale nei procedimenti dell’epoca.
I nuovi documenti attesi in procura
Nel 1997 Rosario Priore, allora giudice istruttore, mandò a processo nove alti ufficiali dell’Aeronautica per accuse legate al depistaggio e all’attentato contro gli organi costituzionali dello Stato, con l’aggravante dell’alto tradimento. Tutti furono poi assolti oppure prosciolti.
La Cassazione ha invece riconosciuto ai familiari delle vittime e agli eredi del proprietario di Itavia il diritto a un risarcimento. Nella sentenza venne indicato come causa della caduta un missile, oppure una quasi collisione con un altro aereo, e fu contestata alle autorità italiane l’assenza di adeguati controlli davanti alla presenza di caccia stranieri in una situazione di pericolo.
La Procura di Roma ha ricevuto la documentazione francese e potrà ora esaminarla nel dettaglio. Il materiale, che copre anche un periodo cominciato negli anni Novanta, è stato annunciato dall’ambasciata di Francia al ministero degli Esteri.
La disponibilità di Parigi è emersa durante il colloquio del 26 giugno scorso ad Antibes tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron. La presidente del Consiglio aveva chiesto l’accesso agli atti sul disastro del DC9, finora negato dalle autorità francesi. Resta da capire quanto ampia sarà la collaborazione concreta offerta alla magistratura italiana.
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