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Ucraina, l’Onu lancia l’allarme: violenze sessuali e 15mila vittime

Le Nazioni Unite denunciano un quadro particolarmente grave sul fronte dei crimini sessuali legati alla guerra in Ucraina: l’89% dei 1.004 episodi verificati tra febbraio 2022 e luglio 2026 è stato attribuito alle forze russe.

Le Nazioni Unite denunciano un quadro particolarmente grave sul fronte dei crimini sessuali legati alla guerra in Ucraina: l’89% dei 1.004 episodi verificati tra febbraio 2022 e luglio 2026 è stato attribuito alle forze russe. Il bilancio comprende sia civili sia prigionieri di guerra.


Violenza sessuale usata per intimidire

La quota restante, pari all’11%, riguarda casi ricondotti alle forze ucraine. In questo gruppo, quasi la metà delle violazioni accertate consiste in minacce di violenza sessuale, secondo i dati raccolti dall’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Volker Turk ha definito “scioccanti” i livelli raggiunti da questo tipo di abusi. A suo giudizio, la Federazione Russa avrebbe impiegato questi “atti abominevoli” con l’obiettivo di torturare, terrorizzare e piegare singole persone e intere comunità.


La popolazione vive sotto le bombe

Nel frattempo, i bombardamenti russi hanno colpito anche scuole, strutture sanitarie, palazzi residenziali, linee ferroviarie e attività commerciali. Gli attacchi hanno lasciato la popolazione in un “costante stato di paura”, ha riferito Turk.

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Nei primi otto mesi del 2026, quasi 2.500 civili sono stati uccisi o feriti dai raid aerei russi. Rispetto allo stesso intervallo del 2025, il dato segna un incremento del 62%.


Oltre 15mila vittime in otto mesi

Il bilancio complessivo documentato dall’ufficio di Turk arriva a 15.280 civili uccisi o feriti tra gennaio e agosto 2026. La crescita è del 55% su base annua e corrisponde a più di 400 persone colpite ogni settimana.

L’aumento viene collegato all’intensificazione degli attacchi contro le infrastrutture civili. Intervenendo al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, a Ginevra, Volker Turk ha descritto il conflitto come “una catastrofe per i diritti umani” in espansione, capace di aggravare le sofferenze della popolazione e di alimentare il rischio di una crisi ancora più ampia nella regione.

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