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Attualità 3 min di lettura47 min fa

Trump rilancia Netanyahu: tra Iran e urne si riaccende lo scontro

Il presidente americano sostiene il premier israeliano mentre l’opposizione invoca un’indagine penale sulle presunte pressioni per colpire Teheran prima del voto

Donald Trump ha riaperto il dossier iraniano con dichiarazioni durissime, sostenendo che le operazioni militari condotte dagli Stati Uniti abbiano ridimensionato in modo drastico le capacità di Teheran. Il presidente americano ha inoltre invitato gli israeliani a confermare Benjamin Netanyahu alla guida del governo, collegando il voto alla necessità di portare a termine l’azione contro l’Iran.

Nel messaggio rilanciato da Netanyahu, Trump ha descritto Israele e Stati Uniti come i bersagli storici della propaganda iraniana e ha assicurato che non torneranno a dominare le piazze gli slogan contro i due Paesi. Il suo intervento è arrivato mentre in Israele cresce il confronto politico sull’eventualità di una nuova escalation alla vigilia delle elezioni della Knesset.

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Trump rivendica i raid contro Teheran

Il presidente statunitense ha attribuito alle operazioni Midnight Hammer ed Epic Fury la distruzione delle principali capacità militari iraniane. Secondo la sua ricostruzione, Teheran non avrebbe più una marina né un’aviazione militare operative, mentre forze armate ed economia sarebbero state gravemente colpite.

Trump ha anche parlato di un’inflazione iraniana arrivata al 301% e di un blocco navale che avrebbe ostacolato l’arrivo del petrolio. Ha poi sostenuto che esponenti sia della leadership militare sia di quella civile sarebbero stati eliminati. In precedenza aveva definito l’attacco statunitense in Venezuela una delle azioni militari più riuscite della storia, secondo quanto riportato nel suo messaggio.


Il sostegno a Netanyahu pesa sul voto

Rivolgendosi agli elettori israeliani, Trump ha elogiato il premier e le operazioni svolte congiuntamente contro l’Iran. «Votate per Bibi Netanyahu come primo ministro. Dobbiamo finire il lavoro che abbiamo iniziato!», ha scritto il presidente americano, offrendo così un appoggio esplicito alla candidatura di Netanyahu.

Il voto per il rinnovo della Knesset è fissato al 27 ottobre e la questione iraniana occupa una posizione centrale nella campagna. Il 25 ottobre Netanyahu aveva sostenuto su X che restano due anni per completare l’azione contro Teheran, facendo riferimento al periodo ancora disponibile a Trump prima della conclusione del suo mandato e rilanciando il tema della minaccia nucleare.

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Scontro politico sulle nuove ostilità

A complicare il quadro sono emerse indiscrezioni su un possibile ordine all’esercito israeliano per preparare un conflitto breve contro l’Iran prima delle elezioni. Israel Katz, ministro della Difesa, ha respinto il racconto diffuso da Channel 12, negando che vi sia una frattura tra il vertice politico e le forze armate.

Secondo la ricostruzione dell’emittente, il capo di stato maggiore Eyal Zamir avrebbe chiesto un confronto approfondito prima di procedere, oltre alla validazione giuridica e alla firma dei responsabili politici. Katz ha invece definito completamente prive di fondamento le notizie sui contrasti tra la leadership israeliana e l’Idf riguardo all’Iran.


Liberman invoca un’indagine

In questo clima, Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, ha informato il pubblico attraverso X di avere scritto alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara. Nella lettera chiede l’apertura di un procedimento penale contro Benjamin Netanyahu per tradimento, alla luce delle informazioni su una possibile ripresa degli attacchi contro Teheran.

Liberman accusa il primo ministro di voler esporre il Paese a una guerra in prossimità delle urne e di mettere a rischio i militari per ragioni elettorali. A suo giudizio, Netanyahu starebbe inoltre esercitando pressioni sui vertici della sicurezza affinché adottino iniziative capaci di provocare un errore di valutazione nei confronti dell’Iran.

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