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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Trump autorizzò l’ingresso di Bolsonaro negli Stati Uniti

Il senatore brasiliano è arrivato in Florida il 28 ottobre con i familiari grazie a un permesso annuale.

Flavio Bolsonaro è entrato negli Stati Uniti con la famiglia dopo l’autorizzazione personale di Donald Trump e un permesso umanitario valido un anno.

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L’aereo usato per la fuga

Per il trasferimento è stato impiegato un Gulfstream G400, immatricolato LV-JQW e appartenente alla società argentina Baires Fly. Il nome dell’azienda compare in un’inchiesta sul presunto riciclaggio di denaro legato a tangenti negli appalti per medicinali e forniture destinati all’Agenzia Nazionale Argentina per i Disabili, Andis.

L’indagine è coordinata dal pubblico ministero argentino Franco Picardi. Secondo gli elementi raccolti, Sergio Mastropietro sarebbe il proprietario effettivo di Baires Fly e avrebbe organizzato il riciclaggio di somme ottenute attraverso maggiorazioni applicate agli acquisti dell’agenzia, allora diretta da Diego Spagnuolo, in passato avvocato di Javier Milei.


I legami con Javier Milei

Anche il presidente argentino aveva utilizzato un velivolo della stessa compagnia per il suo primo viaggio internazionale negli Stati Uniti, nel 2023. La trasferta aveva suscitato critiche perché il costo dell’aereo privato era stato sostenuto dall’imprenditore Gerardo Werthein, successivamente scelto come ambasciatore argentino a Washington.

Il coinvolgimento di Milei e del segretario di Stato statunitense Marco Rubio nella fuga di Bolsonaro è stato indicato come possibile dagli elementi ricostruiti sul trasferimento. Il senatore ha ringraziato entrambi, oltre al presidente argentino, per l’accoglienza ricevuta dopo l’arrivo in Florida.


Le accuse lanciate dal Brasile

Dagli Stati Uniti Bolsonaro ha annunciato l’intenzione di proseguire l’attività politica e di guidare l’opposizione. Dopo l’arrivo ha scritto sui suoi profili: «Sono io il presidente eletto» e ha accusato di frode elettorale i responsabili della sua sconfitta, definendoli parte di «un’organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia». In seguito ha aggiunto: «Da qui guiderò l’opposizione».

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In una lettera diffusa da Miami, il senatore ha chiesto l’annullamento della candidatura di Luiz Inácio Lula da Silva e del suo vice Geraldo Alckmin. Ha inoltre denunciato una persecuzione politica da parte delle istituzioni brasiliane, senza presentare prove a sostegno dei presunti brogli.

Bolsonaro ha rivolto critiche in particolare a Cristiano Zanin, giudice della Corte suprema. Al centro della contestazione c’è la decisione di prolungare fino alle 19 l’apertura dei seggi nella giornata di domenica: secondo il senatore, la misura avrebbe permesso a Lula di raccogliere più di 10 milioni di voti aggiuntivi rispetto al primo turno.


Il via libera dagli Stati Uniti

L’ingresso negli Usa sarebbe stato approvato direttamente da Trump, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal sulla base di fonti informate. Rubio avrebbe poi seguito la procedura per ottenere i visti destinati al senatore e ai suoi familiari, arrivati il 28 ottobre dopo un itinerario iniziato con l’uscita dal Brasile.

Bolsonaro aveva lasciato il Paese dopo la sconfitta elettorale contro Lula e in seguito alla decisione del giudice Alexandre de Moraes di ritirare i passaporti. Il provvedimento era stato adottato nell’ambito di un’inchiesta per sospetto riciclaggio di denaro, ipotesi che il senatore respinge.

Prima della partenza per un comizio in Ohio legato alle elezioni di metà mandato, Trump aveva detto di non voler intervenire nella vicenda. Il presidente statunitense aveva comunque definito «molto strana» l’elezione brasiliana.

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