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Attualità 3 min di lettura6 ore fa

Tregua energetica, l’ultimatum di Kiev: Mosca non conferma

Zelensky minaccia una risposta agli attacchi russi se il cessate il fuoco non sarà rispettato, mentre il Cremlino parla di contatti ancora in corso.

Il cessate il fuoco sulle infrastrutture energetiche annunciato da Donald Trump resta privo di una conferma ufficiale da parte di Mosca. Volodymyr Zelensky sostiene che i bombardamenti russi siano proseguiti anche dopo l’annuncio statunitense e avverte che Kiev reagirà se la tregua non verrà applicata.

Nelle ultime 24 ore, secondo le autorità ucraine, gli attacchi hanno causato almeno 10 morti e 73 feriti in varie zone del Paese. Sono stati colpiti edifici residenziali, centrali e reti elettriche, con conseguenze anche sui servizi essenziali della capitale.


Zelensky chiede garanzie concrete

Parlando in videomessaggio durante un forum sulla sicurezza a Varsavia, il presidente ucraino ha fissato una condizione precisa: «Se la Russia non accetterà un cessate il fuoco nel settore energetico, risponderemo». Kiev, ha spiegato, sarebbe pronta a interrompere gli attacchi contro raffinerie ed esportazioni russe di greggio soltanto se Mosca fermasse a sua volta le operazioni contro la rete energetica e le infrastrutture critiche ucraine.

Zelensky aveva già denunciato il bombardamento di una centrale elettrica nella capitale, con interruzioni della corrente in numerosi quartieri. Successivamente sarebbero stati colpiti impianti nella regione di Kharkiv. Il presidente ucraino ha inoltre riferito di non essere stato informato in anticipo dell’intesa annunciata da Trump e ha chiesto a Washington di chiarire la data di entrata in vigore della tregua.


Il Cremlino prende tempo

Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, ha evitato di confermare che l’accordo sia operativo. «Sono in corso contatti» sul cessate il fuoco, ha dichiarato durante il consueto incontro con i giornalisti, aggiungendo che Mosca diffonderà informazioni non appena ci saranno elementi concreti.

Rispondendo alla proposta ucraina di una sospensione generale di 60 giorni per consentire lo svolgimento delle elezioni, Peskov ha ribadito che la Russia non punta a una pausa temporanea, bensì a un’intesa definitiva. Il portavoce ha anche elogiato l’impegno negoziale degli Stati Uniti e respinto l’accusa secondo cui Mosca vorrebbe mettere gli Stati Uniti contro l’Europa.

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Danni e vittime dopo gli attacchi

A Kharkiv, secondo il governatore Oleh Syniehubov, i bombardamenti hanno provocato cinque morti e 42 feriti. La centrale CHP-5 è stata colpita, mentre nella regione di Zhytomyr un impianto energetico è stato danneggiato senza causare vittime. A Kiev, invece, un elettrodotto ad alta tensione è stato danneggiato, lasciando alcune aree prive di acqua corrente e provocando interruzioni temporanee dell’elettricità.

L’aeronautica ucraina ha riferito del lancio notturno di 121 droni d’attacco, compresi velivoli Shahed e apparecchi usati come esche. Le difese di Kiev ne avrebbero abbattuti o neutralizzati 89; incursioni o cadute di detriti sono state segnalate in 15 località e in quattro punti sono stati individuati frammenti dei droni.

Nella regione di Ivano-Frankivsk sono rimasti uccisi tre militari ucraini e altri tre sono stati feriti. Nel Donetsk il bilancio indicato dalle autorità è di un morto e 18 feriti, con Sloviansk tra le località più colpite. A Sumy, infine, un drone ha centrato un’auto civile: è morto un uomo di 39 anni e tre persone, tra cui due soccorritori, sono rimaste ferite.


L’Europa esclude il voto in guerra

Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell’Ue, ha sostenuto che le elezioni ucraine dovranno tenersi dopo la conclusione del conflitto. Ha ricordato che, in molti ordinamenti costituzionali, il voto non può svolgersi durante una guerra e che una competizione elettorale rischierebbe di accentuare le divisioni interne mentre il Paese è sotto attacco.

Kallas ha aggiunto che un cessate il fuoco dovrebbe riguardare anche la fine delle uccisioni, non soltanto la protezione degli impianti energetici. A suo giudizio, la pressione su Mosca resta lo strumento necessario per arrivare alla fine della guerra; il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha intanto annunciato nuove misure europee, con quasi 1.600 aziende e persone inserite nell’elenco delle sanzioni.

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