Trasporto pubblico, la svolta costa cara: servono nuovi investimenti
ASSTRA chiude il congresso nazionale chiedendo risorse certe, regole più semplici e contratti capaci di sostenere la transizione energetica del settore.
Il trasporto pubblico locale si prepara a una fase delicata: la spinta del PNRR si esaurisce, il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile arriverà a conclusione nel 2033 e i costi di gestione continuano a salire. Per questo ASSTRA, al termine del congresso nazionale di Roma, ha sollecitato un nuovo programma pluriennale con finanziamenti stabili per mezzi, infrastrutture e servizi.
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Energia e risorse sono il nodo
Secondo le stime presentate dall’associazione, l’adeguamento agli obiettivi europei sulla transizione energetica richiede ogni anno circa 740 milioni di euro per gli investimenti e altri 300 milioni per le spese operative. Nel frattempo, il Fondo nazionale trasporti ha perso circa 800 milioni di potere d’acquisto a causa dell’inflazione.
A complicare il quadro ci sono i rincari delle principali fonti energetiche: il gasolio è aumentato del 52%, il metano del 48% e l’elettricità del 40%. Restano inoltre da erogare 1,25 miliardi di euro già assegnati alle aziende, mentre la copertura del rinnovo del CCNL 2024-2026, dal 2027, è prevista soltanto al 54%. Anche i premi assicurativi registrano incrementi che arrivano al 150%.
Andrea Gibelli, presidente di ASSTRA, ha indicato tra le possibili soluzioni un collegamento più coerente tra prezzi dei carburanti e tariffe. «Il trasporto pubblico locale ha bisogno di un piano ambizioso, sostenuto da risorse certe e da regole chiare», ha affermato durante la plenaria conclusiva.
Un comparto da 12 miliardi
Il peso economico del settore emerge dai numeri illustrati nella relazione finale: il trasporto pubblico locale genera circa 12 miliardi di euro di fatturato, occupa 113 mila persone e accompagna ogni giorno 15 milioni di passeggeri. Nel periodo compreso tra il 2015 e il 2033 sono previsti investimenti per circa 40 miliardi di euro.
Le elaborazioni di ASSTRA attribuiscono inoltre al comparto un rilevante effetto sull’economia nazionale: per ogni euro prodotto dal trasporto pubblico locale, altri 4 euro vengono attivati nel sistema economico. Per Gibelli, le aziende hanno ormai assunto caratteristiche diverse rispetto al passato, con un maggiore impiego di tecnologie e consumi energetici più elevati.
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Contratti più lunghi e regole uniformi
L’associazione ha chiesto una disciplina più lineare e stabile, coerente con il Regolamento (CE) 1370/2007 e con i principi europei. L’obiettivo è ridurre la sovrapposizione delle norme e rendere più semplice l’attività delle imprese pubbliche, soprattutto quando partecipano a procedure concorrenziali.
Un altro punto riguarda i contratti di servizio, che dovrebbero avere una durata compatibile con gli investimenti e garantire l’equilibrio economico-finanziario delle aziende. La richiesta arriva mentre si avvicina una nuova fase di affidamenti per numerosi contratti in scadenza e mentre si discute del passaggio, dal 2027, alla compartecipazione regionale all’IRPEF.
Due giornate di confronto a Roma
La ventesima edizione del Convegno nazionale ASSTRA si è svolta al Parco dei Principi Grand Hotel di Roma con il titolo “Mobilità di valore, valore alla mobilità”. I lavori si sono articolati in due giornate: il 21 ottobre si sono riuniti i tavoli dedicati a economia, lavoro, regolazione e innovazione, mentre il 22 ottobre la plenaria ha raccolto i contributi nel documento di sintesi strategica.
Alla giornata conclusiva hanno partecipato, tra gli altri, Nicola Zaccheo, presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, e Domenico Capomolla, direttore di ANSFISA. Le tavole rotonde hanno coinvolto rappresentanti di istituzioni nazionali ed europee, Regioni, Comuni e operatori.
Zaccheo ha sottolineato che il trasporto pubblico è essenziale per gli spostamenti quotidiani di milioni di persone e che nuovi investimenti sono indispensabili per trasformare la sostenibilità ambientale in risultati concreti. Capomolla ha invece richiamato l’importanza di prevenzione, manutenzione e controlli basati sul rischio, indicando nell’autonomia dell’Agenzia e nel confronto tra istituzioni e imprese due strumenti per rafforzare la sicurezza delle infrastrutture.
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