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Attualità 2 min di lettura5 giorni fa

Terra Madre senza Petrini: il messaggio di Carlo III commuove il summit

Il sovrano britannico ripercorre incontri, cene e l’ultima visita a Ravenna, ricordando il fondatore di Slow Food come una guida morale ancora attuale.

Il sovrano britannico lega il ricordo di Carlo Petrini a una lezione che, dice, non ha perso forza: la biodiversità come base della natura e della prosperità. Nel messaggio inviato per Terra Madre, Carlo III invita chi partecipa a proseguire con ambizione e fiducia, affidandosi allo spirito di Petrini.


L’ultimo incontro a Ravenna

L’ultima volta che i due si videro fu a Ravenna, durante la Visita di Stato in Italia dello scorso anno. In quell’occasione Petrini gli presentò alcune persone che continuano a tenere viva la tradizione dello slow food nel Paese.

Quel passaggio resta, per il re, uno dei ricordi più cari. Ogni incontro, ha scritto, aveva rafforzato stima e affetto verso il fondatore di Slow Food, descritto come portatore di buon senso, umanità e valori civili in una fase storica in cui, secondo lui, tutto questo manca con urgenza.


Cene, risate e un’amicizia nata nel tempo

Nel messaggio, Carlo III ripercorre anche alcuni momenti più personali. Tra questi, cita una cena in un ristorante Slow Food a Firenze, dove Petrini lo aveva accompagnato anni fa insieme a un vecchio amico che gestiva il locale.

Il re racconta di aver conservato con affetto quel ricordo, insieme a molti altri. Sottolinea anche la forza della personalità di Petrini: passione, umanità e ironia, qualità che – scrive – gli sollevavano lo spirito e che mancheranno a molti più di quanto si possa esprimere.

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L’appello per il futuro di Slow Food

Il messaggio arriva per l’apertura della sedicesima edizione di Terra Madre, la prima dopo la morte improvvisa di Carlo Petrini. Per il sovrano, la manifestazione di quest’anno avrà inevitabilmente un tono diverso senza la sua presenza.

Rivede poi il primo invito ricevuto nel 2004, quando partecipò al primo appuntamento di Terra Madre. Lo definisce un ricordo indelebile e sostiene che, oggi più che mai, la missione di Slow Food sia diventata centrale.

Nel passaggio finale cita anche una frase di Petrini: «Chi semina utopia raccoglie realtà». Da lì il suo augurio perché il lavoro dei partecipanti produca risultati concreti e continui a essere guidato dalla stessa eredità lasciata dal fondatore del movimento.

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