Teheran alza la posta: nel mirino i centri dati Usa nel Golfo
L’Iran lega la riapertura dello Stretto di Hormuz all’accettazione delle sue sette richieste, mentre gli Houthi continuano a colpire gli aeroporti sauditi.
La crisi tra Iran, Stati Uniti e Arabia Saudita entra in una fase ancora più delicata. Teheran avverte che, in caso di una nuova guerra, potrebbero diventare obiettivi i centri dati, i cavi sottomarini e le strutture dedicate all’intelligenza artificiale presenti nel Golfo. Nel frattempo, gli attacchi attribuiti agli Houthi yemeniti hanno spinto Riad a prolungare la chiusura del principale aeroporto della capitale.
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Teheran indica nuovi obiettivi Usa
Mohsen Rezaei, responsabile della sicurezza iraniana, ha sostenuto che le infrastrutture statunitensi negli Emirati Arabi Uniti e nell’area dello Stretto di Hormuz non siano ancora state inserite tra gli obiettivi militari. La situazione, però, cambierebbe se le ostilità riprendessero.
«Se dovesse scoppiare la guerra, molti di questi cavi, centri dati, strutture di intelligenza artificiale e numerosi altri siti verranno distrutti», ha dichiarato Rezaei. Il funzionario ha definito quelle installazioni il cuore dell’economia americana nella regione e ne ha stimato il valore in oltre 2.000 miliardi di dollari, aggiungendo che l’Iran sarebbe pronto a impiegare nuove capacità militari in caso di un attacco statunitense.
Hormuz resta legato al negoziato
La minaccia si intreccia con il braccio di ferro sullo Stretto di Hormuz. Rezaei ha affermato che Washington avrebbe accolto alcune delle sette condizioni presentate da Teheran per fermare il conflitto, ma ha giudicato insufficiente la risposta ricevuta.
«Lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto finché non saranno soddisfatte le sette condizioni dell’Iran», ha detto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. In un altro intervento ha accusato Donald Trump di aver avviato una guerra dopo essersi lasciato influenzare da Benjamin Netanyahu e ha sostenuto che il tentativo della flotta statunitense di riaprire il passaggio marittimo sarebbe fallito. Il presidente americano, intanto, ha lasciato aperta la possibilità di un nuovo intervento degli Stati Uniti.
Riad ferma il principale aeroporto
L’Arabia Saudita ha esteso la sospensione dei voli all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad. Le autorità hanno spiegato che servono ulteriori verifiche sulla sicurezza degli impianti e sulla loro capacità di tornare operativi, senza indicare una data per la riapertura.
La decisione arriva dopo una sequenza di attacchi. Un primo raid contro lo scalo della capitale aveva provocato 12 morti e oltre 300 feriti; il giorno successivo un altro proiettile, non identificato, ha colpito nuovamente l’area, causando un decesso, almeno 11 feriti e un incendio in un terminal. Un ulteriore missile diretto verso il sud del Paese è stato invece intercettato e distrutto.
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Attacchi anche nell’est del regno
La pressione militare non si è limitata a Riad. Le autorità saudite hanno confermato un attacco contro l’aeroporto di Dammam, nella parte orientale del regno, precisando che la valutazione dei danni e i controlli sugli edifici sono ancora in corso.
La coalizione guidata da Riad ha inoltre comunicato di aver individuato e abbattuto un drone nella stessa regione. Gli Houthi, movimento yemenita sostenuto dall’Iran, rivendicano l’ondata di operazioni contro lo spazio aereo e le infrastrutture energetiche saudite, mentre diversi governi hanno condannato gli attacchi.
Difesa saudita sotto pressione
Riad starebbe incontrando difficoltà nel mantenere una protezione missilistica uniforme su tutto il territorio nazionale. Le batterie intercettrici vengono riposizionate per rafforzare la difesa degli impianti energetici strategici e delle residenze della famiglia reale.
Anche gli spostamenti del principe ereditario Mohammed bin Salman sarebbero organizzati con particolare cautela, tra strutture fortemente sorvegliate e dotate di rifugi protetti. Il Regno Unito ha intanto ampliato gli avvisi ai propri cittadini, sconsigliando i viaggi non indispensabili a Gedda, Dammam e nella maggior parte degli aeroporti sauditi.
L’Iran propone un canale politico
Mentre la tensione militare cresce, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha riferito di aver discusso la situazione con il collega saudita Faisal bin Farhan. Teheran si è detta disponibile a facilitare un confronto diretto tra Riad e gli Houthi.
Araghchi ha ribadito che le crisi regionali non possono essere risolte con la sola forza e che l’Iran sarebbe pronto a offrire assistenza per avviare un negoziato. Per ora, tuttavia, la diplomazia resta subordinata alle richieste iraniane sullo Stretto e alla cessazione degli attacchi contro il territorio saudita.
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