Tecnologia italiana all’estero: la nuova sfida della Farnesina
Più fiere, nuovi poli Innovit e investimenti internazionali per portare nei mercati globali intelligenza artificiale, biotecnologie, spazio e cybersicurezza
«È una strategia di attacco»: Sergio Strozzi sintetizza così il piano con cui la Farnesina vuole dare maggiore spazio alle imprese tecnologiche italiane sui mercati internazionali. L’obiettivo è aumentare la presenza nazionale negli appuntamenti più importanti dell’innovazione e favorire l’incontro tra aziende, investitori e partner commerciali.
Dai brevetti alle fiere globali
Un esempio di questa linea d’azione arriva dal settore biotecnologico. Il Montalcini Global Biotech Tour individua ogni anno alcune manifestazioni internazionali per accompagnare all’estero aziende italiane attive nel farmaceutico, nella longevità e nello sviluppo di nuove molecole.
Nel 2026 l’Italia ha inoltre preso parte per la prima volta a SPIE Photonics West, evento dedicato a fotonica, ottica e tecnologie per la sensoristica. La Farnesina intende così affiancare ai comparti tradizionali dell’export nazionale ambiti come intelligenza artificiale, sicurezza informatica, tecnologie quantistiche, spazio ed energia.
Un nuovo racconto dell’Italia
La strategia non riguarda soltanto la partecipazione alle fiere, ma anche il modo in cui il sistema produttivo italiano viene presentato all’estero. Sergio Strozzi, responsabile dell’Ufficio per la promozione delle filiere industriali innovative e delle nuove imprese della Farnesina, ha spiegato che il Paese sta cercando di valorizzare ricerca scientifica, imprese e capacità di trasformare le invenzioni in prodotti e soluzioni.
Durante la diretta speciale di Adnkronos per “Obiettivo Export”, Strozzi ha sottolineato che il Ministero degli Esteri considera internazionalizzazione e innovazione i due strumenti centrali per sostenere la crescita economica dell’Italia. La promozione, quindi, non sarà più concentrata soltanto sui settori per i quali il Paese è già conosciuto, ma includerà con maggiore continuità le filiere tecnologiche avanzate.
Un indicatore incoraggiante arriva dal capitale di rischio: nel 2025 gli investimenti in questo campo hanno raggiunto circa 2 miliardi di euro, con una quota del 30% proveniente dall’estero. Secondo Strozzi, il dato segnala un interesse crescente degli operatori internazionali verso l’ecosistema italiano dell’innovazione.
Tre filiere sotto osservazione
Per rendere operativa questa impostazione, la Farnesina ha istituito insieme all’Agenzia Ice e agli altri enti coinvolti tre gruppi di lavoro. I tavoli riguardano scienze della vita, farmaceutica e biotecnologie; sicurezza informatica; intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche.
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Ministeri e soggetti privati dovranno individuare mercati, manifestazioni e occasioni commerciali sui quali concentrare le risorse. La finalità è offrire a nuove imprese, piccole e medie aziende e realtà di dimensione maggiore occasioni concrete per trovare clienti, finanziatori e collaborazioni tecnologiche.
Nel 2025 l’Italia ha allestito per la prima volta un padiglione nazionale alla RSA Conference di San Francisco, appuntamento mondiale sulla sicurezza informatica. La prossima partecipazione alla Cyberweek di Singapore avverrà invece sotto la bandiera italiana, con il coinvolgimento dell’Agenzia Ice.
Innovit cerca nuovi approdi
Un ruolo importante è affidato anche a Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub inaugurato nel 2022 nella Silicon Valley. Nei suoi programmi sono state coinvolte poco meno di 500 nuove imprese e piccole e medie aziende innovative, attive in settori che comprendono transizione energetica, sicurezza informatica, spazio, tecnologie agricole e alimentari e biotecnologie.
Intorno al centro si è sviluppata una rete di dirigenti tecnologici italiani, ricercatori e professionisti della Silicon Valley. Ne fanno parte anche esperti collegati a università come Stanford e Berkeley, che supportano i fondatori nella revisione dei piani aziendali, nella preparazione delle presentazioni e nel rapporto con gli investitori.
I risultati già ottenuti comprendono l’apertura di filiali negli Stati Uniti, la raccolta di nuovi capitali e la nascita di accordi tecnologici. Ora la Farnesina valuta di estendere il modello: «Stiamo studiando la possibilità di aprire altri Innovit nei tech hub mondiali più importanti, anche al di fuori degli Stati Uniti e della Silicon Valley», ha detto Strozzi.
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