Tajani: la guerra ibrida minaccia le democrazie, serve unità
Il ministro degli Esteri ha parlato nella sala cyber della Farnesina dopo le minacce degli hacker filorussi di Noname.
Tajani ha precisato che le responsabilità degli attacchi non sono ancora state accertate. Se emergeranno elementi precisi, ha aggiunto, l’Italia reagirà sul piano diplomatico e politico senza lasciarsi intimidire.
Antonio Tajani ha chiesto una risposta comune dei Paesi democratici contro gli attacchi informatici e le altre forme di guerra ibrida. Il ministro degli Esteri è intervenuto durante una visita alla sala informatica della Farnesina, dopo le minacce rivolte da hacker filorussi di Noname.
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L’appello ai Paesi democratici
Tajani ha indicato nel G7 il luogo in cui costruire una reazione coordinata, con strumenti tecnologici adeguati e una posizione condivisa. Secondo il ministro, l’obiettivo deve essere dare un segnale netto alle organizzazioni che prendono di mira le istituzioni democratiche.
«Serve un segnale forte, è necessaria un’unità di intenti di tutti i Paesi democratici», ha detto Tajani durante la visita. Il titolare della Farnesina ha aggiunto che la richiesta di un impegno deciso è stata rivolta anche agli altri membri del G7.
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Le minacce alla Farnesina
L’intervento è arrivato dopo le minacce attribuite agli hacker filorussi di Noname. Tajani ha collegato questi episodi a una strategia più ampia, che richiede una risposta anche sul piano della sicurezza tecnologica.
«La guerra ibrida colpisce il sistema democratico», ha dichiarato il ministro, sostenendo la necessità di rafforzare la capacità di reazione davanti a iniziative che puntano a colpire le strutture pubbliche e la fiducia nelle istituzioni.
La domanda di oggi
È opportuno indagare sulle minacce rivolte a esponenti politici?
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