4.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura4 giorni fa

Taiwan nel mirino: il rischio di Trump e la risposta militare a Pechino

Taipei teme che il confronto tra Washington e Pechino possa trasformare l’isola in una pedina negoziale e alza il livello della deterrenza

Il timore più forte a Taipei riguarda la possibilità che Taiwan diventi una concessione utile a Donald Trump nei negoziati con Xi Jinping. Pechino chiede agli Stati Uniti di rispettare il principio della “una sola Cina”, mentre Washington potrebbe cercare intese con il Dragone su Ucraina, Medio Oriente, Iran e Russia in vista delle elezioni di midterm di novembre.

La posizione americana resta inoltre ambigua sul piano militare. Il Taiwan Relations Act, approvato dal Congresso nel 1979, impone agli Stati Uniti di sostenere la capacità difensiva dell’isola, ma non obbliga l’amministrazione a inviare truppe o a intervenire direttamente in caso di attacco.


Taipei alza il budget della difesa

Per rafforzare il rapporto con Washington, il governo di Lai Ching-te ha programmato un incremento consistente delle risorse militari: la spesa dovrebbe superare il 3% del Pil nel 2026 e raggiungere il 5% entro il 2030. È una scelta che mira a rendere più credibile la capacità di resistenza taiwanese, mentre resta incerto il livello di impegno che Trump sarebbe disposto ad assumere.

La pressione cinese si accompagna alle forniture statunitensi. Alla fine del 2025 Washington aveva autorizzato per Taipei un pacchetto da 11 miliardi di dollari, con sistemi Himars, obici, missili controcarro e droni. La risposta di Pechino era arrivata attraverso sanzioni contro venti società americane, tra cui Boeing e Northrop Grumman, attiva nei settori aerospaziale, della difesa e della cybersicurezza.


La stretta cinese passa dal mare

Secondo Taipei, la strategia di Pechino non si limita alle dichiarazioni politiche. Le attività navali cinesi coinvolgono il Mar Cinese orientale e meridionale, lo Stretto di Taiwan e le acque vicine all’isola. A giugno sono state rilevate 263 imbarcazioni cinesi, comprese unità della guardia costiera, mezzi di ricerca e navi di soccorso: erano state 200 nel mese precedente e 171 a giugno 2025.

Un funzionario del governo taiwanese ha descritto questa pressione come un tentativo di applicare “misure simili alla quarantena” per stringere gradualmente l’isola, rendendo più vulnerabili i suoi rifornimenti. L’immagine scelta da Taipei è quella dell’anaconda: una presa progressiva, destinata a comprimere lentamente gli spazi di manovra senza ricorrere subito a un attacco aperto.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


L’esercitazione mostra il nuovo arsenale

Proprio mentre si avvicinava il faccia a faccia tra Trump e Xi, Taiwan ha organizzato una prova militare con caratteristiche inedite. Per la prima volta, in un’esercitazione a fuoco, sono stati impiegati anche droni d’attacco, insieme ai lanciarazzi Himars, ai sistemi Patriot II e ai caccia Mirage.

La dimostrazione ha avuto anche un significato politico: Taipei ha voluto mostrare di poter contare su strumenti moderni e su una preparazione crescente. Il confronto tra i due leader si è svolto intanto sullo sfondo della cosiddetta “diplomazia dei panda”, con l’invio previsto di due esemplari allo zoo di Atlanta come segnale di distensione tra Stati Uniti e Cina.


La replica di Lai a Pechino

Nel resoconto cinese del colloquio, Pechino ha sollecitato Washington a “gestire con cautela la questione di Taiwan” e a mantenere la contrarietà all’indipendenza dell’isola. Il governo di Lai ha reagito accusando la Cina di alterare la realtà e sostenendo che Repubblica di Cina (Taiwan) e Repubblica popolare cinese non dipendono l’una dall’altra.

La nota di Taipei afferma inoltre che la sovranità sull’isola spetta ai suoi abitanti e che soltanto loro possono stabilirne il futuro attraverso procedure democratiche. Per questo il governo taiwanese contesta a Pechino qualsiasi pretesa di parlare a nome della popolazione dell’isola, mentre il rischio di un’intesa tra le superpotenze continua ad alimentare l’allarme.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere