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Attualità 3 min di lettura45 min fa

Supermercati europei colpiti, nel mirino i sistemi frigoriferi

L’attacco ha interessato dieci Paesi; esperti avvertono: vulnerabili anche router, telecamere, televisori e impianti essenziali.

L’attacco informatico ha colpito due giorni fa migliaia di supermercati in 10 Paesi europei, Italia compresa. Nel mirino sono finiti soprattutto i sistemi di refrigerazione, controllabili a distanza.

La diffusione simultanea dell’operazione potrebbe dipendere dall’uso degli stessi programmi, centraline e servizi di gestione remota da parte di molte catene. «Una vulnerabilità non corretta può trasformarsi in un rischio sistemico, replicabile contemporaneamente in migliaia di impianti, indipendentemente dalla loro collocazione geografica», ha spiegato William Nonnis, analista tecnologico della Presidenza del Consiglio dei ministri.

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I dispositivi esposti

Un frigorifero o un congelatore manomesso può compromettere grandi quantità di alimenti e provocare perdite economiche per milioni di euro. Lo stesso principio, però, può riguardare apparecchi presenti nelle abitazioni e nelle aziende.

Secondo Nonnis, tra gli strumenti potenzialmente attaccabili ci sono router domestici, telecamere connesse, impianti di videosorveglianza, televisori intelligenti, assistenti vocali, elettrodomestici collegati alla rete, serrature elettroniche, sistemi d’allarme e dispositivi per la casa automatizzata. «La connettività offre vantaggi concreti», ha osservato, citando diagnosi a distanza, manutenzione preventiva, risparmio energetico e automatizzazione dei servizi.


I rischi per i servizi essenziali

La minaccia non riguarda soltanto singoli cittadini o famiglie. Alessandro Longo, direttore di una testata specializzata in tecnologia, ha richiamato il caso dei sistemi che controllano il carburante nelle stazioni di servizio.

Il 3 giugno 2026 la National Security Agency statunitense, la CISA e altre agenzie federali avevano segnalato la compromissione e la modifica di sistemi elettronici per la misurazione dei serbatoi esposti a Internet. Tra gli altri apparati considerati vulnerabili figurano inoltre gli impianti di climatizzazione, le strutture per il trattamento dell’acqua e i sistemi che mantengono refrigerati i farmaci.

Nessuno di questi elementi dimostra che tutti gli impianti siano stati violati. Il rischio potenziale serve piuttosto a misurare il livello di protezione necessario. Aggiornamenti mancanti, password semplici, assenza di autenticazione a più fattori e collegamenti diretti alla rete possono rendere più facile l’accesso ai dispositivi.

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L’ipotesi sulla rete comune

Tra le possibili spiegazioni dell’attacco ai supermercati c’è dunque la dipendenza da un unico fornitore o da tecnologie condivise. Alex Orlowsky ha indicato, tra le unità di controllo delle celle frigorifere prese di mira, i modelli Danfoss AK-SM 800 e AK-SC 355 e altri apparecchi Copeland/Dixell.

Alcuni di questi sistemi sono usciti di produzione nel 2016 e nel 2021 e non ricevono più aggiornamenti di sicurezza. «Se ne “buchi” uno li controlli tutti», ha detto Nonnis, descrivendo il possibile effetto della stessa falla replicata su migliaia di impianti.

Non è escluso che gli aggressori abbiano preparato l’operazione per settimane o mesi, raccogliendo accessi prima di intervenire. Nonnis ha aggiunto che l’intelligenza artificiale può aiutare a individuare in circa 20 giorni le aree più esposte.


Attribuzione ancora incerta

Alcune ricostruzioni hanno indicato come possibili responsabili gruppi legati all’Iran o alla Russia. Al momento, tuttavia, non ci sono elementi che conducano con certezza a Mosca, Pechino o Teheran.

La Cina è stata comunque associata in passato a campagne contro dispositivi collegati a Internet. Secondo quanto riferito ad aprile dal Financial Times sulla base di informazioni dei servizi di sicurezza, decine di migliaia di apparecchi sarebbero già stati compromessi. In quei casi l’obiettivo sarebbe stato soprattutto lo spionaggio silenzioso, non il sabotaggio visibile.

La sicurezza dei dispositivi resta inoltre condizionata dalla loro durata. Apparecchi venduti a basso costo possono rimanere in funzione per molti anni oltre il periodo previsto dal produttore, senza ricevere correzioni. A questo si aggiunge una responsabilità distribuita tra chi fabbrica, installa, gestisce e utilizza la tecnologia, mentre gli investimenti nella protezione informatica spesso restano inferiori a quelli destinati all’innovazione.

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