Stretto di Hormuz, l’accusa di Rubio: Teheran non lo controlla più
Il segretario di Stato statunitense sostiene che il flusso di petrolio sia quasi tornato ai livelli precedenti al conflitto e descrive un’economia iraniana in forte crisi.
Il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz sarebbe vicino ai livelli registrati prima dell’inizio del conflitto. È questo il dato citato da Marco Rubio, secondo cui l’Iran avrebbe ormai perso la capacità di controllare uno dei principali snodi energetici della regione.
Rubio: «Controllo completamente perso»
Durante la visita ufficiale ad Atene, il segretario di Stato americano ha affermato che da Hormuz passa oggi quasi la stessa quantità di petrolio rispetto al periodo precedente alla guerra. La valutazione di Washington riguarda quindi sia la navigazione nello Stretto sia il flusso di greggio che attraversa il corridoio marittimo.
«Hanno perso completamente il controllo dello Stretto», ha dichiarato Rubio, riferendosi alle autorità iraniane. L’affermazione è stata inserita nel quadro delle conseguenze che il conflitto avrebbe prodotto sulla capacità di Teheran di gestire l’area.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
L’economia iraniana in caduta libera
Rubio ha collegato la situazione dello Stretto alle condizioni economiche dell’Iran. A suo giudizio, l’economia di Teheran sarebbe in una fase di «caduta libera totale e completa».
Il segretario di Stato non ha fornito ulteriori dati nel corso delle dichiarazioni ad Atene. Il suo intervento si è concentrato sul presunto ridimensionamento del controllo iraniano su Hormuz e sul ritorno del traffico petrolifero vicino ai livelli anteriori al conflitto.
Continua a leggere
Kiev sotto i missili: due morti e danni in quattro distretti
L’attacco notturno ha provocato incendi e distruzioni nella capitale ucraina, mentre l’allarme per i vettori balistici si estendeva a gran parte del Paese.
Peste in Siberia, il caso scuote i rapporti Usa-Russia: Trump prepara il contatto con
Washington chiede spiegazioni sulla morte di una giovane ricercatrice e sollecita Mosca a rispettare gli obblighi internazionali di trasparenza sanitaria.
Assunto il giorno prima, morto sul lavoro: il caso che interroga l’Italia
La vicenda di Salvatore Calignano riapre il tema delle morti sul lavoro, delle assunzioni retroattive e del prezzo attribuito alla sicurezza.
Okinawa, dopo il delitto scatta la stretta: coprifuoco e niente alcol
L’arresto del ventenne Devin Ballard per la morte di Anna Yagi ha provocato proteste e nuove restrizioni per il personale statunitense sull’isola.