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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Steve McCurry difende la fotografia reale, mostra a Perugia

Dal 30 ottobre al 10 gennaio 2027 l’Accademia di Belle Arti ospita immagini nate da un laboratorio umbro.

La mostra di Steve McCurry all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia aprirà venerdì 30 ottobre e resterà visitabile fino al 10 gennaio 2027. L’esposizione nasce dal laboratorio fotografico condotto la scorsa estate dal fotografo statunitense in diverse aree dell’Umbria.

McCurry ha approfittato dell’intervista per difendere il valore documentario delle immagini e mettere in guardia dall’uso dell’intelligenza artificiale quando altera la realtà. «L’IA può creare immagini bellissime, ma in questo caso si tratta di fantasia. Bisognerebbe dichiararlo», ha affermato.

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La mostra nata in Umbria

Il progetto espositivo, curato da Paul Henry Robb con la direzione creativa di McCurry, raccoglie il lavoro di nove partecipanti: sette fotografi professionisti e due studenti dell’Accademia. Il gruppo ha attraversato la Valnerina, l’Orvietano, il lago Trasimeno e la Media Valle del Tevere.

Al piano terra dell’istituto saranno presentati i nove percorsi sviluppati durante l’esperienza. La Pinacoteca proporrà invece trenta immagini inedite di McCurry, insieme ad alcune fotografie realizzate nei suoi precedenti soggiorni nel cosiddetto cuore verde d’Italia. L’ingresso sarà gratuito dal giovedì alla domenica.

Secondo il fotografo, l’Umbria ha offerto il contesto adatto per osservare la spiritualità nei luoghi di culto, nei gesti ordinari e nel rapporto tra gli abitanti e il territorio. La ricerca, ha spiegato, richiedeva tempi lunghi per cogliere volti, incontri e particolari di luce senza forzarne il significato.


Il richiamo alla realtà

McCurry ha distinto gli interventi tecnici su luce, colore e contrasto dalla creazione artificiale di elementi che nella scena non esistevano. Agli aspiranti fotografi ha rivolto un invito preciso: «Ragazzi, pubblicate soltanto ciò che avete visto e fotografato».

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Il fotografo non ha però respinto l’uso dei telefoni cellulari. A suo giudizio, permettono a molte più persone di raccontare ciò che accade intorno a loro, mentre la circolazione rapida delle immagini può contribuire a conservare gesti, tradizioni e momenti della vita collettiva.

L’unica ironia è stata riservata ai bastoncini per gli autoritratti, che McCurry ha detto di trovare divertenti. La tecnologia, secondo la sua posizione, può ampliare la possibilità di fotografare, ma non dovrebbe trasformare la documentazione in una scena inventata.


La paternità e il nuovo sguardo

Nell’intervista il fotografo ha parlato anche della figlia Lucia, che ha 8 anni. Il legame con lei avrebbe modificato il suo rapporto con i viaggi e con il lavoro: oggi trascorre più tempo in luoghi stabili per accompagnarne la crescita e fotografarne i momenti quotidiani.

McCurry, legato all’Italia dal 1969, ha raccontato di aver fotografato Lucia subito dopo la nascita e di aver continuato a farlo fino a poco prima dell’intervista. La presenza della figlia lo porta a considerare ogni immagine anche come una testimonianza destinata alle generazioni successive.

Questa responsabilità, ha spiegato, non lo induce a rifiutare i nuovi strumenti. Lo spinge piuttosto a chiedersi se ciò che viene mostrato appartenga davvero all’esperienza vissuta e possa quindi diventare parte della memoria condivisa.

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