Stellantis, la ripresa non arriva: produzione 2026 sotto il Covid
La crescita rispetto al 2025 non basta a descrivere la condizione degli stabilimenti Stellantis in Italia.
La crescita rispetto al 2025 non basta a descrivere la condizione degli stabilimenti Stellantis in Italia. Tra gennaio e settembre 2026 sono stati prodotti 340.745 veicoli, un risultato superiore del 28,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma ancora più debole di quello registrato nel 2020, segnato dal lockdown e fermo a 462.424 unità.
Il confronto con gli anni successivi rende il quadro ancora più severo: nel 2021 la produzione era arrivata a 528.108 mezzi, nel 2022 a 515.380 e nel 2023 a 567.525. Anche il 2024, già considerato molto negativo, aveva chiuso i primi nove mesi a quota 387.600.
La previsione resta sotto il 2024
Secondo il rapporto della Fim-Cisl, il recupero atteso nell’ultimo trimestre non sarà sufficiente a colmare il divario. La stima del sindacato indica un consuntivo annuale «intorno a 450mila unità», quindi al di sotto del livello raggiunto nel 2024.
Il dato assume un peso maggiore perché le immatricolazioni sono in aumento: Stellantis vende più vetture, ma una parte crescente della produzione viene realizzata fuori dall’Italia. Per Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim, il bilancio è migliorato rispetto al 2025, pur restando lontano dalle attese: «Va meglio del 2025, ma meno bene di quanto previsto».
La situazione contrasta con le aspettative di una ripartenza e con le rassicurazioni fornite dall’azienda al tavolo automotive, che il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha considerato sostanzialmente concluso grazie alle garanzie indicate dal gruppo su occupazione e volumi.
Cassino e Mirafiori ancora fragili
A Cassino la crisi appare particolarmente profonda. Nei primi nove mesi l’impianto ha assemblato 8.897 automobili, il 37,1% in meno rispetto al 2025. L’attività si è limitata a poco più di cinque o sei giornate lavorative mensili, mentre le fermate collettive complessive sono arrivate a 118 giorni; tra gennaio e settembre si è lavorato per circa cinquanta giornate.
Nello stabilimento del Frusinate vengono prodotti Maserati Grecale, Alfa Romeo Stelvio e Alfa Romeo Giulia. Anche Mirafiori mostra segnali contrastanti: l’introduzione della versione ibrida della Fiat 500 ha portato il totale a 46.323 vetture, con un incremento del 151,1% sul 2025, ma l’obiettivo iniziale di 100.000 veicoli tra ibridi ed elettrici appare ormai irraggiungibile.
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La fabbrica torinese dovrà affrontare quindici giorni di cassa integrazione a ottobre e ha già subito diverse interruzioni dopo l’estensione delle ferie estive. La produzione difficilmente supererà le 60.000 auto. Uliano ha inoltre avvertito che, se i livelli attuali diventassero permanenti, sarebbero esposti anche i 600 contratti a termine: «Serve un nuovo modello».
I numeri degli altri impianti
Atessa rappresenta l’eccezione positiva del gruppo industriale italiano. Il sito abruzzese, dedicato ai veicoli commerciali, ha prodotto 133.800 unità nei primi nove mesi dell’anno. Più articolato è il quadro di Pomigliano d’Arco, che da solo ha realizzato 103.500 delle 206.945 vetture prodotte in Italia, sostenuto soprattutto dalla Pandina.
Nonostante il peso di Pomigliano sul totale nazionale, l’impianto non lavora a pieno regime. Sulla linea della piccola Fiat sono stati registrati 34 giorni di contratto di solidarietà, mentre il reparto del Tonale ne ha accumulati 68 a causa delle difficoltà commerciali del modello Alfa Romeo. La rotazione dell’ammortizzatore sociale è stata quindi modificata per evitare che il provvedimento si concentrasse esclusivamente sugli addetti al Tonale.
A Melfi, dove ormai vengono assemblati quattro modelli, i 4.390 dipendenti rimasti hanno prodotto 47.580 veicoli. Il risultato supera del 77% le 26.850 unità del 2025, ma resta inferiore alle 54.240 del 2023; durante i primi nove mesi si sono così accumulate 87 giornate di fermo collettivo.
Rimane infine l’incertezza su Termoli. Dopo il tramonto del progetto per la gigafactory sviluppato con Total e Mercedes attraverso il consorzio Acc, nello stabilimento è previsto il contratto di solidarietà fino ad agosto 2027. Uliano ha espresso dubbi sulla tenuta futura delle attività legate a cambi e motori, ritenendole prive di garanzie sufficienti nel medio periodo.
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