Sport, PRP e cellule mesenchimali aiutano il recupero articolare
PRP e cellule mesenchimali sostengono il recupero, ma non hanno funzione preventiva e non funzionano per tutti
La medicina rigenerativa può sostenere il recupero di articolazioni e tendini sottoposti a traumi o sovraccarichi sportivi.
GioiaPura
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La ricerca del centro RE.GA.IN
Il Centro RE.GA.IN dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Gruppo San Donato studia e applica trattamenti innovativi per i disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico. La struttura è diretta dalla biologa Laura de Girolamo, a capo anche del laboratorio di Biotecnologie applicate all’Ortopedia.
L’obiettivo, ha spiegato de Girolamo, è portare i risultati della ricerca nella pratica clinica con procedure sicure, efficaci e accessibili. Il traguardo è aiutare i pazienti a recuperare il movimento e a tornare alle attività quotidiane e sportive.
Tessuti e risposta alle cure
La condizione dei tessuti incide sia sul rischio di sviluppare lesioni sia sull’esito dei trattamenti. Una buona vascolarizzazione, un metabolismo cellulare regolare e l’assenza di infiammazione persistente favoriscono una risposta migliore agli stimoli meccanici e biologici.
Anche lo stato infiammatorio generale e la composizione corporea possono modificare il comportamento delle cellule. Per questo, secondo la specialista, questi elementi vanno considerati quando si valuta il rischio di sovraccarico e quando si sceglie una terapia personalizzata.
Le zone più sollecitate
Corsa e altre discipline caratterizzate da gesti ripetuti possono provocare danni improvvisi oppure problemi legati al carico eccessivo. Le aree maggiormente interessate sono ginocchio, caviglia e spalla; in base alla disciplina possono essere coinvolte anche anca e gomito.
Nel calcio ricorrono soprattutto problemi a menischi e legamenti, mentre nel basket sono comuni le tendinopatie del rotuleo. Tennis e padel possono causare l’epicondilite, nota come gomito del tennista. Nello sci il ginocchio è particolarmente esposto, anche perché lo scarpone limita la capacità della caviglia di assorbire i movimenti. Le cadute ad alta velocità possono inoltre provocare fratture o lussazioni agli arti superiori.
Quando si ricorre alla medicina rigenerativa
Dopo un trauma acuto, le procedure biologiche possono affiancare un intervento chirurgico. Tra gli impieghi citati rientrano la ricostruzione del legamento crociato e la riparazione dei menischi, situazioni nelle quali il chirurgo può utilizzare il PRP per sostenere i processi di guarigione.
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Nel caso di disturbi da sovraccarico, invece, il trattamento può essere effettuato senza operazione. L’approccio prevede in genere infiltrazioni mirate, con l’obiettivo di accompagnare il recupero e contenere dolore e infiammazione.
PRP e cellule mesenchimali
Gli ortobiologici utilizzati provengono dal sangue o dai tessuti dello stesso paziente. Il PRP, cioè il plasma ricco di piastrine, si prepara attraverso la centrifugazione di un campione ematico: la concentrazione delle piastrine permette di sfruttare i fattori di crescita con attività riparativa e antinfiammatoria.
Le cellule mesenchimali, indicate con la sigla MSC, sono presenti nei tessuti e si attivano in presenza di danno o infiammazione. Possono essere ottenute dal tessuto adiposo o dal midollo osseo e poi introdotte nell’area interessata. Si tratta di procedure ambulatoriali e poco invasive.
Per le MSC è prevista una sola somministrazione; i primi benefici possono comparire dopo 2-3 mesi e protrarsi oltre 2 anni. Il PRP viene invece generalmente somministrato in 2-3 infiltrazioni, distanziate di circa 2 settimane, con miglioramenti attesi dopo circa un mese e una durata media di 12-18 mesi.
Indicazioni e limiti
Questi trattamenti sono rivolti soprattutto a persone con patologie articolari, tendinee o muscolari iniziali o moderate. Possono aiutare a recuperare la funzione e diminuire il dolore, anche con l’intento di evitare o rinviare interventi più complessi.
La medicina rigenerativa non costituisce una forma di prevenzione e non ci sono prove scientifiche sufficienti per usarla in assenza di una patologia. Inoltre, i risultati non sono uniformi: circa il 25% dei pazienti non ottiene una risposta significativa. Tra le possibili variabili figurano genetica, caratteristiche del tessuto trattato, malattie concomitanti e qualità del sangue o del tessuto adiposo prelevato.
I benefici non sono necessariamente permanenti, perché i processi degenerativi e l’invecchiamento proseguono. Ripetere il trattamento dopo un certo intervallo può quindi essere previsto come mantenimento e non indica, di per sé, un fallimento della terapia.
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