Spesa militare oltre 40 miliardi, alla cybersicurezza 400 milioni
Meloni cita ospedali e infrastrutture, ma i fondi civili restano frammentati e lontani dall’obiettivo nazionale
Nel 2027 la spesa per la Difesa supererà i 40 miliardi di euro, ma alle attività di cybersicurezza risultano destinati poco più di 400 milioni. Una cifra distribuita tra numerosi capitoli e molto distante dalle risorse necessarie per proteggere reti pubbliche, sistemi sanitari e infrastrutture strategiche.
Il divario emerge mentre gli attacchi informatici continuano ad aumentare. Secondo il rapporto Clusit aggiornato a ottobre, nel primo semestre del 2026 sono stati rilevati 4.911 incidenti nel mondo: il 105% in più rispetto ai sei mesi precedenti e il 71% oltre il dato dello stesso periodo del 2025. Il settore pubblico è tornato quello maggiormente colpito, come non accadeva dal 2021.
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Attacchi in crescita e fondi limitati
In Italia gli incidenti confermati sono stati 245, con un incremento più contenuto rispetto al dato globale. Restano però i segnali legati alla circolazione, sulla rete oscura, di informazioni e richieste di pagamento per ottenere notizie su personalità pubbliche considerate ostili alla Russia, tra cui il ministro degli Esteri e il procuratore capo di Roma.
La disponibilità finanziaria prevista per il 2027 appare quindi ridotta se confrontata con l’ampiezza delle minacce. Il calcolo comprende le voci certe individuabili nei documenti parlamentari, ma la ricostruzione è resa difficile dalla scarsa trasparenza di molte spese legate alla sicurezza informatica.
I programmi della Difesa
Il ministero della Difesa ha indicato nel Documento programmatico pluriennale del 2025 investimenti per 1,91 miliardi dedicati alla sicurezza informatica lungo l’arco 2025-2039. Il valore, però, rappresenta la previsione complessiva su quindici anni e non lo stanziamento annuale; dei programmi elencati, soltanto quattro presentano una finalità informatica esplicita e una somma annua riconoscibile.
Il progetto più finanziato è Cyber Warfare-Interforze, che nel 2027 dispone di 47,54 milioni per rafforzare la resilienza delle reti, rinnovare i sistemi crittografici e sviluppare capacità operative. Cyber Package riceve 12,92 milioni, Cyber Defence in ambiente marittimo 6 milioni e Cyber Defence Capability dell’Aeronautica militare 2,2 milioni. Anche programmi più ampi, come quello dell’Esercito per comando, controllo e connettività, che vale 66 milioni nel 2027, includono componenti di protezione digitale.
Le cifre della manovra
La legge di Bilancio 2023 ha istituito un fondo per realizzare la Strategia nazionale di cybersicurezza, con 150 milioni annui dal 2026 al 2037. La manovra per il 2025 ha però ridotto l’importo a 135 milioni l’anno. Un altro capitolo, destinato alla gestione e alla manutenzione dei sistemi collegati alla Strategia, è passato dai 70 milioni previsti inizialmente a 66 milioni nel 2026, dopo i tagli disposti nello stesso anno.
Le risorse vengono poi suddivise tra diverse amministrazioni, compresi i servizi di informazione e sicurezza. Il programma “Sicurezza democratica”, inserito nel bilancio del ministero dell’Economia, avrà 1,476 miliardi nel 2027, ma non è possibile stabilire quale quota sarà utilizzata per contrastare le minacce informatiche.
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Nel disegno di legge di Bilancio 2027 compaiono ulteriori riduzioni. Il ministero della Giustizia perde 2,05 milioni dal fondo per la Strategia nazionale, con l’azzeramento degli interventi digitali destinati al Garante dei detenuti. Il ministero delle Infrastrutture rinuncia invece ai 627.830 euro previsti per digitalizzare i servizi della Motorizzazione e rafforzarne la protezione informatica.
Fa eccezione il ministero degli Esteri, che dal 2025 dispone di una Direzione generale per le Questioni Cibernetiche, l’Informatica e l’Innovazione Tecnologica. Il programma dedicato alla sicurezza digitale e all’innovazione ha una dotazione di 52,3 milioni, di cui 16,2 milioni destinati al personale.
L’obiettivo fissato dalla Strategia
La Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026, approvata nel maggio 2022 dal governo Draghi, stimava in circa 5 miliardi annui il fabbisogno per proteggere gli asset strategici, rispondere agli incidenti e sviluppare tecnologie digitali. Il parametro indicato equivale all’1,2% degli investimenti nazionali lordi.
Gli stanziamenti disponibili sono rimasti molto al di sotto di quella soglia. Tra le risorse già utilizzate figurano i 623 milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, messi a disposizione tra il 2021 e il 2024 per rafforzare le difese informatiche dello Stato e le competenze tecniche delle amministrazioni. L’attuazione del programma è stata tuttavia segnata da difficoltà e, con la conclusione del piano, quella fonte di finanziamento non è più disponibile.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha richiamato proprio la protezione della vita quotidiana per motivare la crescita delle spese militari. A Fieracavalli, a Verona, ha sostenuto che «non stiamo parlando semplicemente di armi», ma della necessità di «mettere in sicurezza la quotidianità dei cittadini».
Tra gli esempi citati figurano i frigoriferi ospedalieri utilizzati per conservare il sangue destinato alle trasfusioni, le strutture sanitarie e le infrastrutture civili. Nel 2025 erano stati registrati 2.729 eventi informatici, il 38% in più rispetto al 2024, ma l’aumento della spesa militare non è stato accompagnato da un rafforzamento analogo della protezione digitale civile.
La domanda di oggi
È opportuno indagare sulle minacce rivolte a esponenti politici?
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