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Attualità 3 min di lettura6 giorni fa

Sovranità nazionale, il confine che l’Europa ha già superato

La prospettiva di un’Europa più integrata non è più un esercizio accademico.

Di fronte a crisi come clima, tecnologia, finanza e sicurezza, l’idea che ogni risposta possa essere racchiusa entro il perimetro dello Stato nazionale appare sempre meno sufficiente. Da qui l’argomento: la sovranità europea non sarebbe una forzatura, ma una conseguenza della realtà già in atto.


Le sfide ormai vanno oltre i confini

Le questioni che segnano questa fase storica hanno una scala che supera i singoli Paesi. Dalla transizione climatica all’intelligenza artificiale, fino alle biotecnologie e ai mercati finanziari, i dossier decisivi si muovono su un piano che non coincide più con quello nazionale.

Il richiamo alla patria e all’identità resta forte, soprattutto nella stagione del sovranismo e delle spinte populiste. Eppure, secondo questa lettura, tornare ai recinti dello Stato-nazione non sarebbe la via d’uscita: le sfide contemporanee richiedono strumenti capaci di agire a un livello più ampio.


L’Unione pesa già sulle scelte nazionali

Questo cambiamento non riguarda soltanto il futuro, ma anche il presente. Le decisioni prese in sede europea hanno ormai un impatto diretto su ciò che un tempo era considerato patrimonio esclusivo degli Stati, a partire dalla politica monetaria, affidata con l’euro alla BCE.

Lo stesso vale per le grandi risposte degli ultimi anni: vaccini e Next Generation EU durante il Covid, il sostegno all’Ucraina dopo l’invasione russa, la gestione del picco inflazionistico del 2022, le strategie sulla transizione verde e le contromisure alla guerra commerciale avviata da Donald Trump. Persino la difesa, si osserva, ha iniziato a produrre i suoi primi atti comuni a livello europeo.


Il diritto comune vale più di quello nazionale

La portata di questa trasformazione emerge anche sul piano giuridico. Una parte molto ampia delle norme che regolano la vita quotidiana in Italia ha origine europea: circa due terzi del quadro normativo deriva da direttive recepite, regolamenti applicati direttamente o pronunce degli organi dell’Unione.

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Anche settori tradizionalmente nazionali, come il codice penale o la scuola, non sono rimasti impermeabili. In questi ambiti la presenza delle fonti europee è ormai stabile e in crescita, mentre il diritto dell’Unione mantiene la prevalenza su quello dei singoli Stati membri.


Dalla nazione alla democrazia sovranazionale

A questo punto il nodo non è più solo tecnico, ma politico e culturale. Se sovranità nazionale ed europea convivono già nei fatti, la domanda diventa se si tratti di una distorsione da correggere oppure di una trasformazione da riconoscere e governare.

Per affrontarla, il ragionamento richiama anche la storia dell’idea di nazione. Le letture ottocentesche, ricorda Aldo Schiavone, non furono uniche né lineari; solo una corrente del romanticismo tedesco mise al centro sangue e suolo invece della volontà popolare. In modo analogo, Habermas osserva che le identità nazionali non nacquero spontaneamente, ma furono costruite dalle élite, e che oggi il riparo entro i confini non basta davanti a un capitalismo globale fuori controllo.

Da qui l’ultima conclusione: la nazione non viene negata, ma ripensata come passaggio e non come traguardo assoluto. Nella visione che richiama Giuseppe Mazzini, può essere uno strumento verso una democrazia più ampia. E proprio per questo, sostiene Rana Dasgupta, lo Stato-nazione non è più l’unico custode possibile dei valori liberali.

Nel richiamo finale ai sentimenti patriottici, si riconosce che l’appartenenza italiana e quella europea non sono sovrapponibili, soprattutto per chi ha vissuto il Novecento. Tuttavia, questa differenza non esclude la necessità di un’architettura politica europea più solida, fino all’ipotesi di una vera Europa nazione.

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