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Attualità 3 min di lettura14 ott

Somalia, la fame si aggrava: due milioni di bambini a rischio

Siccità, conflitti, sfollamenti e aiuti ridotti spingono il Paese verso una nuova emergenza alimentare, mentre Cesvi rafforza gli interventi locali.

Orti collettivi, piccoli allevamenti e attività agricole rivolte soprattutto alle donne: in Somalia la risposta alla crisi alimentare passa anche dalla possibilità di produrre reddito e cibo sul posto. Cesvi sta sostenendo iniziative pensate per rendere più autonome le famiglie e diminuire la dipendenza dagli aiuti esterni.

L’obiettivo è duplice: aumentare la varietà degli alimenti disponibili e creare entrate con cui acquistare cibo, curare l’acqua e affrontare le emergenze. Senza condizioni minime di stabilità economica, infatti, anche la distribuzione di integratori rischia di non risolvere le cause profonde della malnutrizione.

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La risposta parte dalle comunità

L’organizzazione prepara inoltre le comunità a fronteggiare siccità e inondazioni, rafforzando la capacità locale di reagire agli eventi climatici. Una parte crescente del lavoro riguarda i gruppi di donne e le persone sfollate, coinvolti in orti condivisi, piccole imprese agricole e attività legate alla vendita di polli e uova.

Gli interventi comprendono anche la riabilitazione dei pozzi e la costruzione di latrine. La disponibilità di acqua sicura e condizioni igieniche adeguate è essenziale, perché le malattie legate all’acqua contaminata possono aggravare la malnutrizione, soprattutto tra i bambini.


Un Paese sospeso tra crisi e fame

Nel 2026 la Somalia ha raggiunto quota 47 nell’Indice Globale della Fame, uno dei valori più elevati della graduatoria. Diego Regosa, responsabile regionale dei programmi di Cesvi per l’Africa orientale, ha spiegato che il dato indica una condizione di denutrizione per oltre metà della popolazione, pari a circa 20 milioni di persone.

Anche la classificazione internazionale IPC descrive un quadro severo: molte aree del Paese si trovano tra il livello 3, corrispondente alla crisi, e il livello 4, associato all’emergenza. Il livello massimo, il 5, identifica invece la carestia. Le conseguenze ricadono in particolare su donne, bambini, anziani e persone con disabilità.

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Siccità, conflitti e aiuti ridotti

A peggiorare la situazione contribuiscono fattori che si alimentano a vicenda: siccità, violenze, spostamenti forzati, rincaro dei prezzi e riduzione dei finanziamenti umanitari. Secondo Regosa, nell’ultimo anno il peggioramento è arrivato dopo una fase relativamente più stabile, mentre le tensioni politiche interne hanno favorito nuovi scontri tra regioni e ulteriori sfollamenti.

Il cambiamento climatico sta aumentando la pressione sulle comunità. Per i prossimi mesi, tra siccità e alluvioni, si prevede che quasi 2 milioni di bambini possano trovarsi in condizioni di malnutrizione tra quest’anno e il prossimo. Anche il costo del carburante, influenzato dalla guerra in Medio Oriente, ha fatto salire le spese per numerosi beni essenziali.


Meno strutture per nutrizione e salute

A questa combinazione si è aggiunto il ridimensionamento dei fondi statunitensi. La Somalia era tra i principali destinatari delle risorse di USAID e, nell’ultimo anno, oltre 500 strutture sanitarie e nutrizionali hanno cessato l’attività per mancanza di finanziamenti.

Cesvi opera nel Paese dal 2004 e oggi concentra le proprie risorse sia sulle emergenze nutrizionali sia sulla capacità delle comunità di resistere alle crisi. I programmi interessano Mogadiscio, la regione del Basso Scebeli e il bacino del fiume Scebeli, fino a Beledweyne e Dobyo, con sostegno alimentare ai bambini e accompagnamento alle madri.

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