Solo il 46% vede nella scuola un riscatto sociale
Solo il 46% vede nella scuola una via di riscatto; l’82% giudica orientati politicamente i media tradizionali.
La fiducia degli italiani nella scuola e nei mezzi di informazione è inferiore alla media internazionale. Solo il 46% ritiene che l’istruzione offra ai figli delle famiglie meno abbienti una concreta occasione di riscatto sociale, mentre l’82% considera politicamente orientati i media tradizionali.
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Il confronto sull’istruzione
Il dato italiano sulla scuola si ferma 14 punti sotto la media mondiale, pari al 60%. La maggioranza degli intervistati, quindi, non riconosce al sistema educativo una capacità sufficiente di compensare le disuguaglianze legate alla famiglia di origine.
Più articolato è il giudizio sugli atenei. In Italia il 53% pensa che, per la maggioranza delle persone, frequentare l’università non giustifichi più la spesa richiesta. La quota resta comunque molto distante dal 65% rilevato complessivamente nei 32 Paesi esaminati e rappresenta il terzo risultato più contenuto dell’indagine.
Soltanto il 47% degli italiani attribuisce al titolo di studio un peso superiore alle competenze concrete quando si cerca un buon impiego. Il dato, tra i più bassi a livello internazionale, segnala che una laurea continua a essere considerata utile, ma non viene vista come garanzia automatica di preparazione o di occupazione.
La fiducia nei mezzi di informazione
Sul fronte dell’informazione, la televisione nazionale raccoglie la fiducia del 43% degli italiani, contro il 62% della media mondiale. Per le notizie consultate in rete la percentuale scende al 37%, mentre nel campione internazionale raggiunge il 52%.
Ancora più ampia è la distanza sulla percezione dell’indipendenza editoriale. L’82% degli intervistati in Italia pensa che i mezzi tradizionali seguano orientamenti politici: il dato descrive l’opinione dei cittadini e non certifica l’effettivo schieramento delle singole testate.
La sfiducia non riguarda soltanto la stampa e la televisione. Secondo i risultati, la difficoltà investe più in generale il rapporto tra pubblico, piattaforme digitali e notizie, senza tradursi automaticamente in consenso verso i nuovi soggetti della comunicazione.
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Le priorità indicate dal sondaggio
I risultati arrivano dalla quinta edizione del FII PRIORITY Compass 2026, realizzata dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos. La rilevazione ha coinvolto 61.200 adulti in 32 Paesi, con interviste svolte dal 24 aprile al 5 giugno 2026.
A livello mondiale, il 34% degli intervistati ritiene che il pianeta proceda nella direzione corretta, il 46% esprime lo stesso giudizio sul proprio Paese e il 75% conserva invece fiducia nella propria vita. Nei 19 Paesi del Sud globale la prima quota sale al 47%, mentre nei 13 Paesi del Nord globale scende al 15%.
Il costo della vita resta la principale preoccupazione per il quinto anno consecutivo: lo indica il 56% del campione, sei punti in più rispetto al 2025. Le spese per l’energia sono citate dal 34% degli intervistati; salute e accesso alle cure raggiungono il 44%, mentre la stabilità dell’occupazione e delle entrate si ferma al 43%.
Tecnologia e servizi pubblici
L’apertura all’intelligenza artificiale convive con una richiesta di limiti precisi. Il 57% sarebbe disposto a pagare per acquisire nuove competenze, ma l’80% esclude che sistemi automatici debbano avere l’ultima parola in settori come assunzioni, giustizia e sanità. L’85% sostiene inoltre la necessità di regole condivise tra gli Stati.
Meno della metà del campione mondiale si dice soddisfatta delle cure disponibili nel proprio Paese. Il 63% accetterebbe un aumento delle imposte per garantire a tutti un accesso più ampio all’assistenza sanitaria, mentre il 69% chiede ai governi di investire maggiormente nella formazione professionale, anche in risposta ai cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale nel lavoro.
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