Sinner, il dolore non passa: Cahill aspetta ancora risposte
Brad Gilbert racconta l’incertezza attorno alle condizioni del numero uno italiano e il confronto sempre aperto sull’ipotesi di un intervento al ginocchio.
Il quadro fisico di Jannik Sinner resta difficile da decifrare e anche Darren Cahill, uno dei suoi allenatori, non avrebbe ricevuto informazioni complete. A raccontarlo è Brad Gilbert, storico tecnico e amico dell’australiano, secondo cui il problema al ginocchio continua a condizionare i programmi del numero uno del mondo.
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Cahill informato all’ultimo momento
Gilbert ha spiegato che Cahill era diretto all’aeroporto di Los Angeles per volare a Cincinnati, dove avrebbe dovuto incontrare Sinner. Soltanto durante il tragitto il tecnico sarebbe stato avvisato che l’italiano non avrebbe partecipato al torneo.
Da quel momento, Cahill sarebbe rimasto in attesa di aggiornamenti più precisi. «È frustrante», ha riferito Gilbert nel podcast condotto con Andrea Petkovic, sottolineando come l’allenatore non sembri avere una visione chiara dell’evoluzione della tendinopatia al ginocchio. Tra Cahill e Gilbert esiste da tempo un rapporto stretto: entrambi hanno lavorato, in momenti diversi, con campioni come Andre Agassi e Andy Murray.
Il dolore torna dopo gli allenamenti
Secondo le informazioni raccolte da Gilbert, Sinner sta seguendo l’indicazione dei medici di evitare, per ora, l’operazione. Il piano prevede alcuni giorni di pausa e una successiva ripresa graduale della preparazione, ma il fastidio non sarebbe scomparso: in alcune giornate l’azzurro sta meglio, salvo poi avvertire nuovamente dolore.
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L’ex tennista statunitense, arrivato fino al quarto posto della classifica Atp e vincitore di 20 tornei, ha anche espresso una cautela precisa sulla gestione del caso. «Spero che non ci siano troppi cuochi nella sua cucina», ha detto, riferendosi al numero di specialisti consultati dal giocatore.
L’operazione resta sullo sfondo
Sinner sta cercando di evitare l’intervento, che comporterebbe uno stop più lungo rispetto a una terapia conservativa. Tuttavia, anche senza ricorrere alla chirurgia, il rientro è destinato a richiedere almeno cinque mesi. L’ultima partita disputata risale al 12 luglio, nella finale di Wimbledon vinta contro Zverev.
Gilbert ha indicato dicembre come un possibile momento decisivo. Se, aumentando il carico di allenamento in vista degli Australian Open, il dolore dovesse continuare, l’operazione potrebbe tornare tra le opzioni. A suo giudizio, inoltre, gli interventi al ginocchio sono oggi meno invasivi rispetto a trent’anni fa, anche se la priorità resta scongiurarli.
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