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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Siberia, la morte senza diagnosi: peste esclusa o ancora possibile

Daria Shipilova è deceduta dopo una polmonite gravissima, mentre restano senza risposta gli esami e le circostanze dell’ipotizzato incidente in laboratorio.

Una giovane ricercatrice è morta dopo una grave polmonite, ma sulla causa del decesso non esiste ancora una spiegazione definitiva. Da una parte ci sono i dati ufficiali, che parlano di un’infezione respiratoria dall’origine non identificata; dall’altra, l’ipotesi di un’esposizione alla peste in un laboratorio specializzato.

Il caso riguarda Daria Shipilova, 28 anni, dipendente dell’Istituto antiplaga di Irkutsk, in Siberia. I suoi contatti sono stati individuati e sottoposti a sorveglianza, mentre alcuni presidi sanitari hanno applicato misure restrittive. Finora, però, non è stata confermata la presenza di Yersinia pestis nei campioni della donna.


Esami e incidente restano oscuri

Le domande principali riguardano proprio i risultati delle analisi. Non è chiaro se nei materiali biologici sia stata cercata Yersinia pestis, se il batterio sia stato escluso oppure se gli accertamenti non abbiano portato a una conclusione precisa. Rimane inoltre ignoto quale microrganismo possa avere provocato una polmonite tanto aggressiva.

Anche il presunto incidente di laboratorio non ha trovato una conferma pubblica. Secondo ricostruzioni non verificate, una provetta si sarebbe rotta durante l’attività di ricerca, esponendo Shipilova al batterio della peste. Non sono noti, tuttavia, il contenuto della provetta, l’eventuale contatto della ricercatrice con il materiale o l’esistenza di una ricostruzione ufficiale dell’episodio.


La diagnosi ufficiale non chiarisce

Le autorità sanitarie russe non hanno definito il caso come peste polmonare. Rospotrebnadzor ha indicato una polmonite provocata da un agente ancora sconosciuto e ha riferito che gli esami non avrebbero evidenziato microrganismi collegabili al lavoro svolto dalla donna. Secondo la stessa agenzia, nell’istituto non sarebbero stati registrati incidenti con agenti patogeni.

La distanza tra queste comunicazioni e le misure adottate alimenta i dubbi. Se l’infezione non è stata attribuita alla peste e non è emerso un legame con l’attività professionale, resta da comprendere perché così tante persone siano state monitorate e perché siano state introdotte limitazioni in più strutture sanitarie.


Perché si teme la peste

L’ipotesi ha acquistato forza soprattutto per il luogo in cui lavorava Shipilova: l’Istituto antiplaga di Irkutsk studia infatti proprio la peste. A questo elemento si aggiunge il racconto, non verificato, della provetta danneggiata. Nessuno dei due aspetti dimostra però che la donna sia stata contagiata da Yersinia pestis.

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Un’esposizione respiratoria diretta avrebbe potuto comportare una dose elevata di batteri e quindi una forma particolarmente severa. L’infettivologo Emanuele Nicastri ha indicato questa eventualità come una possibile spiegazione, sottolineando però che né l’incidente né la presenza del batterio nei campioni sono stati dimostrati pubblicamente.


Antibiotici e ritardo diagnostico

La peste, compresa quella polmonare, è una malattia seria ma curabile con antibiotici se viene individuata e trattata in tempi rapidi. Nelle fasi iniziali può tuttavia confondersi con altre polmoniti; quando la terapia specifica arriva tardi, il quadro può peggiorare in pochi giorni fino a diventare letale.

Nel caso di Shipilova non si sa se i medici abbiano diagnosticato la peste, se abbiano utilizzato farmaci mirati e in quale momento sia eventualmente cominciato il trattamento. Restano quindi aperte anche le ipotesi di una terapia avviata troppo tardi, di una possibile resistenza agli antibiotici o di un agente modificato per la ricerca attraverso il potenziamento di caratteristiche biologiche. Nessuna di queste possibilità, però, è stata confermata.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha avviato interlocuzioni con le autorità russe per esaminare circostanze, analisi di laboratorio e condizioni delle persone entrate in contatto con la ricercatrice. Sulla base degli elementi disponibili, l’agenzia ha giudicato contenuto il pericolo per la popolazione generale.

Anche il Cremlino ha invitato alla prudenza. Il portavoce Dmitry Peskov ha esortato a non dare credito alle “dicerie” e a considerare soltanto gli aggiornamenti di Rospotrebnadzor. Per ora, dunque, il fatto accertato è la morte di una 28enne dopo una polmonite grave; la peste resta una possibilità investigata, ma non una diagnosi ufficiale.

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