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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Brasile, l’onda di destra travolge Lula: il ballottaggio è in salita

Il primo turno consegna a Flávio Bolsonaro un vantaggio decisivo e una forte presenza parlamentare, mentre la sinistra perde terreno anche nei principali Stati del Paese.

Il Brasile rischia di diventare nuovamente uno dei principali riferimenti internazionali dell’estrema destra. In un Paese di 214 milioni di abitanti, intolleranza, autoritarismo e ostilità verso le istituzioni democratiche raccolgono consensi crescenti, mentre in America Latina il Messico potrebbe restare l’ultimo grande presidio della sinistra democratica.


Lula cerca una risposta politica

Dopo la diffusione dei risultati, Lula ha riconosciuto la necessità di cambiare passo e di impostare una nuova campagna in vista del ballottaggio. Subito dopo, però, il presidente è tornato a insistere sulle promesse per un eventuale prossimo mandato, gli stessi temi già riproposti durante gli incontri elettorali.

Le ragioni della battuta d’arresto vengono ricondotte a fattori più profondi della sola strategia elettorale. Secondo alcune letture, Lula si sarebbe progressivamente allontanato dagli alleati e dalla società civile, mentre il suo partito avrebbe perso attrattiva chiudendosi in una logica autoreferenziale. Altri osservatori indicano nell’aumento dei debiti delle famiglie un elemento decisivo, nonostante un quadro economico complessivamente favorevole. A pesare sarebbe anche il rapporto con il Supremo Tribunal Federal: le sue interferenze e la percezione di parzialità sono sempre meno apprezzate e la vicinanza di Lula alla Corte lo avrebbe reso corresponsabile agli occhi di molti elettori.


Il vantaggio che pesa sul secondo turno

Il primo turno ha consegnato a Flávio Bolsonaro il 47% dei voti, contro il 45% di Lula. Il distacco, vicino ai due punti, assume un significato rilevante perché il presidente uscente è riuscito a prevalere soltanto nel Nordest, mentre ha ceduto terreno nelle altre aree del Paese.

Particolarmente importante è la sconfitta in Minas Gerais. Nel 2022 Lula aveva conquistato anche quello Stato, considerato un indicatore nazionale: dal 1989, chi lo vince ha poi ottenuto la presidenza. Questa volta Flávio Bolsonaro ha avuto la meglio con quasi cinque punti di margine, rendendo necessario per Lula il recupero di oltre 2,2 milioni di preferenze.

Il bacino da cui provare ad attingere, tuttavia, non offre garanzie. Augusto Cury, arrivato terzo e presentatosi come una figura centrista estranea alla politica tradizionale, ha annunciato che non appoggerà nessuno dei due candidati. I suoi sostenitori potrebbero quindi distribuirsi senza alterare in modo sostanziale gli equilibri.

Più rilevanti saranno probabilmente le scelte degli elettori di Renan Santos e Ronaldo Caiado, rispettivamente quarto e quinto. Santos non dovrebbe indicare un candidato, ma la sua collocazione liberale e fortemente contraria a Lula orienta gran parte del suo elettorato verso l’area di destra. Caiado non ha ancora comunicato la propria decisione, pur avendo già escluso un sostegno al presidente.


Il Parlamento sposta gli equilibri

La destra ha ottenuto il risultato più significativo nelle elezioni legislative, soprattutto al Senato, dove questa volta era in palio il rinnovo di due terzi dell’assemblea. Il Partido Liberal legato a Bolsonaro potrà contare da solo su 28 senatori degli 81 complessivi, pari a circa un terzo della Camera alta.

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A questo gruppo si aggiungono numerosi rappresentanti del Centrão, insieme di formazioni prive di una linea ideologica stabile e abituate a sostenere, di volta in volta, maggioranza o opposizione. Rispetto al passato, il loro orientamento appare però più vicino alla destra.

Il dato potrebbe avere conseguenze istituzionali rilevanti. Il Senato dispone infatti anche del potere di avviare la destituzione dei giudici del Supremo Tribunal Federal. Secondo il calcolo della giornalista Malu Gaspar, 49 futuri senatori avrebbero già espresso disponibilità a sostenere l’impeachment di almeno un magistrato della Corte; per arrivare alla soglia dei due terzi ne servono 54.

Anche una vittoria di Lula al ballottaggio lascerebbe dunque al presidente uno spazio di manovra molto ridotto, persino più ristretto rispetto a quello avuto negli ultimi quattro anni. La nuova composizione parlamentare potrebbe trasformare ogni iniziativa del governo in una trattativa complessa.


La sinistra arretra negli Stati

Il quadro è negativo anche nelle competizioni per i governi statali. A San Paolo, il risultato più netto e in parte atteso, Fernando Haddad, già ministro dell’Economia e candidato sostenuto da Lula, ha raccolto il 36% contro il 62% di Tarcísio de Freitas, alleato dei Bolsonaro, confermato già al primo turno.

A Rio de Janeiro, invece, Douglas Ruas ha sfiorato l’elezione immediata nonostante i sondaggi lo indicassero molto distante. La sua candidatura bolsonarista ha così ottenuto un risultato ben superiore alle previsioni della vigilia.

In Minas Gerais il candidato petista Patrus Ananias è stato largamente sconfitto da Cleitinho Azevedo, senatore del Centrão vicino alla famiglia Bolsonaro. Il rapporto finale, 26% contro 55%, conferma la difficoltà della sinistra nel secondo bacino elettorale del Brasile.

Resta infine il problema dell’astensione: 33 milioni di persone, il 21% degli aventi diritto, non hanno votato. Le precedenti due elezioni presidenziali mostrano però che tra primo e secondo turno la partecipazione è rimasta quasi invariata, riducendo le speranze di un ribaltamento affidato soltanto al ritorno alle urne degli astensionisti.

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