Shin Bet, dubbi sulle accuse ai partiti arabi
La Commissione elettorale esclude irregolarità, mentre Ben Gvir invoca arresti e nuove verifiche sui finanziamenti esteri
Il capo dello Shin Bet David Zini ha chiesto di interrogare tre leader arabi, senza però presentare prove ritenute sufficienti dalla procura generale.
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La difesa dei leader arabi
Mansour Abbas, presidente della Lista Araba Unita e alla guida di Ràam, ha respinto le accuse rivolte ai partiti arabi. Il leader ha contestato ogni tentativo di screditare la comunità palestinese con cittadinanza israeliana.
«Siamo pronti a comparire davanti a qualsiasi autorità di polizia, in conformità con le disposizioni del procuratore generale e del sistema giudiziario, che hanno ripetutamente dimostrato di essere soggetti alla legge e non ad altri attori politici», ha affermato Abbas.
Le dichiarazioni dello Shin Bet hanno invece alimentato la reazione dell’estrema destra. Itamar Ben Gvir, ministro e leader di Otzma Yehudit, ha chiesto l’arresto dei responsabili delle liste arabe e il loro interrogatorio nelle strutture sotterranee dell’agenzia, senza attendere l’autorizzazione della procura.
Ben Gvir ha sostenuto che il voto sarebbe stato sottratto agli elettori e ha sollecitato il blocco della proclamazione dei risultati e della nascita del nuovo governo.
La verifica della Commissione elettorale
La Commissione elettorale ha ridimensionato le accuse di frode diffuse dall’agenzia di sicurezza. In una nota pubblicata prima della consegna ufficiale dei risultati al presidente Isaac Herzog, l’organismo ha escluso elementi tali da mettere in discussione la regolarità del voto.
«È stata completata una verifica. Tutti i reclami presentati dalle fazioni politiche sono stati esaminati e non è emerso alcun elemento che indichi una compromissione dell’integrità delle elezioni», si legge nel comunicato.
Lo Shin Bet aveva riferito alla Commissione che le attività di finanziamento e influenza provenienti dall’estero avrebbero coinvolto migliaia di persone, forse anche un numero maggiore. L’agenzia ha indicato la presenza di denaro arrivato da Paesi stranieri e da soggetti portatori di interessi non dichiarati, anche ostili, precisando però che servono ulteriori accertamenti per definirne la reale portata.
Fonti del sistema giudiziario e della polizia hanno espresso perplessità sulla ricostruzione. Hanno ricordato che, nel giorno delle elezioni, Zini aveva assicurato che il voto fosse protetto: secondo queste fonti, la presenza di ingenti somme avrebbe dovuto portare a un intervento immediato sul processo elettorale.
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Le accuse senza prove concrete
La richiesta di interrogare i leader è stata avanzata da Zini nell’ambito di un’indagine su presunte interferenze straniere, con particolare attenzione a possibili finanziamenti provenienti dal Qatar. Nel mirino sono finiti Mansour Abbas, Ahmad Tibi e Sami Abu Shehadeh.
Tibi guida Tàal, mentre Abu Shehadeh è il dirigente di Balad ed era stato escluso dalla candidatura alle elezioni della scorsa settimana. Zini avrebbe ipotizzato che denaro straniero fosse stato trasferito ai partiti arabi e impiegato per comprare buoni carburante destinati agli elettori.
Quando la procuratrice generale Gali Baharav-Miara ha chiesto gli elementi necessari per autorizzare gli interrogatori, il capo dello Shin Bet avrebbe consegnato informazioni basate, secondo più fonti, su testimonianze indirette e materiali circolati sui social. Tra questi figuravano immagini della distribuzione dei buoni, ma non riscontri considerati concreti.
Il Likud di Benjamin Netanyahu ha accusato Baharav-Miara di aver impedito l’attività investigativa. La procuratrice ha reagito con una dichiarazione molto dura, interpretando l’iniziativa di Zini come un possibile attacco al principio dello Stato di diritto.
Il peso dei 19 seggi arabi
Le liste che rappresentano circa due milioni di palestinesi israeliani hanno ottenuto 19 seggi. Il risultato è arrivato dopo una mobilitazione che ha interrotto la consuetudine dell’astensione e potrebbe incidere sulla formazione del governo guidato dall’oppositore di Netanyahu, Eisenkot.
Nessuno schieramento dispone infatti della maggioranza. Per questo i seggi conquistati dai partiti arabi possono influire sull’esito delle consultazioni, che inizieranno a poche ore dalla diffusione del caso legato a Zini.
Le formazioni arabe erano già state il principale bersaglio politico della coalizione di Netanyahu nella fase successiva al voto. L’inchiesta sulle presunte interferenze, unita alle richieste dell’estrema destra, ha riportato al centro del confronto il ruolo degli elettori palestinesi con cittadinanza israeliana.
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