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Attualità 3 min di lettura6 min fa

Serbia, gli studenti battono Vučić e puntano al governo

Il movimento nato dopo il crollo di Novi Sad punta a riformare istituzioni, scuola, sanità e lavoro.

La Studentska lista ha sconfitto Aleksandar Vučić alle elezioni del 25 ottobre e si prepara a misurarsi con il governo della Serbia. Il movimento studentesco, nato dopo la tragedia di Novi Sad, dovrà ora trasformare la mobilitazione in un programma politico concreto.

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Un movimento senza vertice

La protesta è partita dai giovani dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, il primo novembre 2024, costato la vita a 16 persone. Le manifestazioni chiedevano trasparenza sulle responsabilità e contestavano un sistema di corruzione esteso anche al settore delle costruzioni.

Nel giro di pochi mesi, la mobilitazione ha raccolto consensi oltre il mondo universitario. Tra i 250 candidati presentati a settembre figurano insegnanti universitari, artisti, agricoltori e professionisti di diversi ambiti, accanto agli studenti.

La lista rivendica un modello privo di un capo unico e di un portavoce ufficiale. Le decisioni vengono discusse nei plenum, le assemblee degli studenti, e poi sottoposte al voto; con lo stesso metodo sono state individuate le candidature.

Durante la campagna ha avuto un ruolo visibile Ilija Srdanović, docente della Facoltà di Medicina dell’Università di Novi Sad e cardiologo. Il suo nome circola come possibile primo ministro, ma non sono ancora definite le persone destinate ai dicasteri degli Affari Interni, delle Finanze e della Giustizia.


Le riforme promesse

L’impostazione collegiale segna una distanza netta dai 14 anni di predominio di Vučić, che aveva concentrato sulla propria figura il controllo del Partito Progressista Serbo e dell’azione di governo. Gli studenti dicono di voler restituire autonomia alle istituzioni, alla magistratura e alle amministrazioni locali.

Il programma ufficiale, composto da 11 punti, prevede misure contro l’uso illecito delle risorse pubbliche e il recupero del denaro sottratto allo Stato. Le somme dovrebbero essere destinate soprattutto all’istruzione e alla crescita economica, con l’obiettivo dichiarato di offrire ai giovani motivi per restare nel Paese.

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Tra le proposte figurano libri gratuiti per gli alunni delle scuole primarie e secondarie, costi più bassi per gite e attività scolastiche e abitazioni agevolate per alcune categorie. Sul lavoro, la lista vuole portare da 24 a 12 mesi il limite dei contratti a tempo determinato.

In campo sanitario, l’attenzione è rivolta alle aree rurali e meno sviluppate, dove si punta a rendere più semplice l’accesso ai farmaci e a garantire una presenza più equilibrata delle farmacie. Il programma chiede inoltre mezzi d’informazione liberi dalle pressioni politiche e una sanità considerata un servizio pubblico, non un onere.


I nodi oltre i confini

Le indicazioni sulle questioni interne appaiono più dettagliate rispetto a quelle dedicate alla politica estera. Restano da chiarire, in particolare, l’orientamento sull’adesione all’Unione europea e la linea da seguire nei rapporti con il Kosovo.

Radomir Sajčić, esponente della Studentska lista, ha richiamato in alcune interviste la Costituzione serba, che considera il Kosovo parte del territorio nazionale. Questa posizione dovrà essere conciliata con i principi di libertà e giustizia richiamati dal movimento durante la mobilitazione.

La nuova maggioranza dovrà quindi affrontare questioni accumulate negli anni e dimostrare, nelle istituzioni, una differenza concreta rispetto al sistema politico appena sconfitto nelle urne.

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