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Attualità 3 min di lettura6 giorni fa

Scuola, stretta su stranieri e veli: ecco la bozza in 5 mosse

La sanzione prevista arriva fino a 1.000 euro, e in caso di minore può ricadere anche sul genitore o su chi ne ha la responsabilità.

La contestazione spetterà al dirigente scolastico, mentre la multa sarà poi formalizzata dal prefetto.


Divieto di volto coperto e sanzioni

La bozza interviene su tutte le attività legate alla scuola, non solo sulle lezioni in classe. Il divieto riguarda infatti incontri con le famiglie, iniziative extracurricolari e momenti curriculari, con un riferimento ampio a qualunque copertura che impedisca di riconoscere il volto.

Restano fuori dal perimetro le situazioni in cui ci siano motivi sanitari o esigenze di sicurezza. Per adeguarsi alla nuova disciplina, gli istituti dovranno anche ritoccare i propri regolamenti interni.


Cosa succede alle classi che superano la soglia

Nella parte più discussa del testo compare il limite del 30% per alcune categorie di alunni con cittadinanza non italiana. Non si tratta però di un criterio valido per tutti: la stretta è pensata soprattutto per chi non ha ancora una piena padronanza dell’italiano.

Alle elementari, dal 2027/2028, nelle prime non potranno superare quella quota gli studenti non nati in Italia oppure quelli che non abbiano frequentato per due anni la scuola dell’infanzia. Alle medie e alle superiori il vincolo cambia: riguarda chi non abbia completato con esito positivo almeno tre anni nel sistema nazionale di istruzione.

Quando le iscrizioni non consentono di restare entro quel margine, gli Uffici scolastici territoriali e i dirigenti dovranno ripartire gli studenti tra gli istituti vicini. Il criterio indicato è quello della prossimità, ma si dovrà tenere conto anche del domicilio e di bisogni familiari documentati, come l’assistenza a figli con disabilità.

La stessa logica verrà applicata, quando possibile, anche ai nuovi inserimenti in corso d’anno già dal 2026/2027. Intanto il ministero stima che nell’anno scolastico 2022/2023 solo il 7,6% delle classi abbia oltrepassato la soglia, mentre la percentuale scende allo 0,6% se si contano soltanto gli alunni stranieri nati all’estero.


Italiano per studenti e genitori

Per le scuole che faranno più fatica ad assorbire il cambiamento è previsto un fondo specifico per attività aggiuntive di potenziamento della lingua italiana. La dotazione è pari a 3,4 milioni di euro per il 2027 e a 14,14 milioni l’anno dal 2028.

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Gli interventi potranno essere realizzati rafforzando l’organico docente oppure attraverso intese con i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, il Terzo settore e altri attori del territorio. Ogni ufficio scolastico dovrà inoltre designare un referente per le iscrizioni, con il compito di coordinare scuole e famiglie.

La bozza tocca anche i genitori quando le difficoltà linguistiche finiscono per ostacolare l’inserimento scolastico del figlio, il suo comportamento o il rispetto degli impegni previsti dal Patto di corresponsabilità educativa. In quei casi l’istituto segnalerà la situazione ai servizi sociali, che potranno predisporre un percorso personalizzato di sostegno alla genitorialità.

Il progetto può includere corsi gratuiti di alfabetizzazione e italiano nei CPIA fino al livello A2, oltre a percorsi sulla corresponsabilità educativa anche insieme alla scuola. Sono esclusi i genitori che presentano limiti gravi all’apprendimento dovuti all’età, a patologie o a disabilità certificate.

Se il percorso non viene seguito senza motivi seri e questo crea un danno concreto al minore nel suo cammino educativo e di integrazione, scatta la norma richiamata dalla legge 216 del 1991, cioè quella che prevede l’allontanamento dei minori dalla famiglia.


Il tetto del 30% e la politica

La soglia del 30% non è nuova nel dibattito scolastico: era già stata introdotta nel 2010 da Mariastella Gelmini come criterio per formare le classi, con ampio spazio alle deroghe. Ora il governo la sta trasformando in un vincolo normativo vero e proprio, scelta che ha riacceso le polemiche soprattutto nelle aree dove la presenza di studenti con cittadinanza non italiana è più alta.

I numeri ufficiali aiutano a misurare il fenomeno: il ministero segnala che la concentrazione maggiore si trova nel Centro-Nord, con Prato, Piacenza e Parma tra le province più esposte. Proprio questo quadro spiega perché la bozza, ancora modificabile, abbia acceso il confronto politico

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