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Attualità 3 min di lettura8 ore fa

Scuola, la voce degli studenti fa la differenza: i numeri del progetto

Save the Children e UniCredit rafforzano la partecipazione scolastica per prevenire l’abbandono, con risultati positivi per studenti, docenti e comunità educative

Dare agli studenti un ruolo nelle decisioni della scuola può contribuire a contrastare la dispersione prima che si trasformi in abbandono. È la prospettiva alla base della collaborazione tra Save the Children e UniCredit, che dal 2024 sostiene Fuoriclasse in Movimento attraverso il Fondo Carta Etica.

Nel corso dell’anno scolastico 2025-2026 il programma ha coinvolto 130 istituti distribuiti in 16 regioni, 19.981 alunni, 1.428 insegnanti, 530 classi e altrettanti Consigli Fuoriclasse, in contesti periferici e aree interne del Paese.


Più ascolto dentro la scuola

I Consigli Fuoriclasse riuniscono rappresentanti degli studenti, docenti e dirigenti. Il loro compito è raccogliere esigenze e problemi attraverso assemblee, consultazioni, elezioni e confronti con la dirigenza, così da trasformare le richieste dei ragazzi in interventi sulla didattica, sugli spazi, sulle relazioni e sui rapporti con il territorio.

Un esempio arriva dall’Istituto Comprensivo Morricone di San Basilio, a Roma, dove Save the Children e UniCredit hanno incontrato la comunità scolastica per analizzare il percorso avviato e il tentativo di rendere la partecipazione parte stabile della gestione dell’istituto. Tra gli effetti concreti rientrano la progettazione di laboratori, la creazione di nuovi ambienti per l’apprendimento, la cura degli spazi e le attività di cittadinanza attiva.

Il monitoraggio condotto su oltre 2.200 studenti mostra che il 91,6% considera i Consigli Fuoriclasse utili a dare maggiore spazio alla voce degli alunni. L’86,5% rileva una più forte attenzione degli adulti alle opinioni degli studenti, mentre l’84,3% ritiene che la scuola tenga maggiormente conto dei loro bisogni.


Benessere e dispersione, i dati

I risultati riguardano anche la dimensione personale e relazionale: l’89,7% degli studenti riferisce un aumento delle emozioni positive, l’87,5% una migliore capacità di collaborare e l’86,2% rapporti più positivi con compagni e insegnanti. L’83,5% dice inoltre di stare meglio a scuola, mentre l’84,1% si sente più coinvolto nella vita dell’istituto.

Tra i rappresentanti dei Consigli Fuoriclasse, l’85,2% percepisce che la propria voce venga realmente presa in considerazione: una quota superiore di oltre venti punti rispetto a quella registrata tra gli studenti senza incarichi di rappresentanza. L’86,7% segnala infine una maggiore capacità di promuovere e difendere i propri diritti.

Anche gli insegnanti coinvolti nella rilevazione, 644 in tutto, giudicano positivamente l’esperienza. Il 94,5% considera i Consigli uno strumento efficace per ascoltare gli alunni, il 91,8% collega il progetto a un miglioramento del benessere scolastico e il 95% osserva una crescita delle emozioni positive tra gli studenti. Vengono inoltre segnalati più partecipazione, collaborazione, autostima e qualità delle relazioni.

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Un intervento prima dell’abbandono

La dispersione scolastica spesso diventa visibile quando l’interruzione del percorso è già avvenuta. Il programma prova quindi ad agire in anticipo, lavorando su motivazione, senso di appartenenza, fiducia personale e qualità dei rapporti all’interno della scuola.

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2025 la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione è scesa all’8,2%, dal 9,8% dell’anno precedente. Il dato ha raggiunto in anticipo l’obiettivo europeo fissato per il 2030, ma restano differenze marcate: il fenomeno riguarda il 10,1% dei ragazzi contro il 6,2% delle ragazze e il 26,2% dei giovani con cittadinanza non italiana rispetto al 6,7% degli italiani.

Anche la dispersione implicita, cioè la conclusione degli studi senza competenze adeguate, è diminuita: le rilevazioni Invalsi del 2026 la collocano al 6,3%, contro l’8,7% del 2025.


Il progetto punta alla continuità

Giancarla Pancione, direttrice Marketing, raccolta fondi e marchio di Save the Children, ha sottolineato che il programma offre ai più giovani spazi concreti per esprimere bisogni e proposte, contribuendo a creare comunità scolastiche più inclusive. Il sostegno di UniCredit, ha aggiunto, consente di estendere l’esperienza a un numero crescente di bambini, bambine e adolescenti.

Stefano Gallo, responsabile dello sviluppo territoriale di UniCredit, ha invece evidenziato la necessità di intervenire prima dell’abbandono e di investire non soltanto nell’accesso all’istruzione, ma anche nella qualità dell’esperienza scolastica.

Per rendere stabile nel tempo il ruolo degli studenti, nel 2025 Save the Children ha avviato con Ashoka Italia una sperimentazione triennale in 18 istituti comprensivi della rete Fuoriclasse in Movimento. Dopo il primo anno, il 68,8% delle scuole aveva avviato o concluso la fase di formalizzazione delle pratiche partecipative.

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