Scuola, i dati scompaiono: restano solo i numeri favorevoli
Il Ministero dell’Istruzione non aggiorna diversi rapporti statistici essenziali, mentre diffonde comunicati con risultati difficili da verificare su dispersione e competenze.
La questione non riguarda soltanto la frequenza con cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito aggiorna il proprio sito. Il problema è che, senza rapporti completi e recenti, diventa sempre più difficile controllare se i risultati annunciati dal ministro Giuseppe Valditara corrispondano davvero alla situazione nelle scuole. Al posto di molte pubblicazioni statistiche sono comparsi comunicati con dati selezionati e interpretazioni molto positive.
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I risultati annunciati senza verifiche
A maggio il ministero ha valorizzato i numeri dell’indagine Eurostat sulle forze di lavoro, concentrandosi sulla diminuzione dei giovani che abbandonano precocemente gli studi. In Calabria il calo indicato è stato di 4,3 punti, in Campania di 3,3, mentre anche Puglia, Sardegna e Sicilia avrebbero registrato progressi. Secondo la comunicazione ministeriale, alcune regioni meridionali avrebbero così superato i risultati di Paesi come la Germania.
Valditara ha accompagnato quei dati con una dichiarazione ambiziosa: «Dal 2023 al 2025 abbiamo restituito prospettive e opportunità a mezzo milione di giovani». All’inizio di ottobre è arrivato poi il turno dei risultati attribuiti all’indagine Ocse-Pisa 2025, descritti come «significativamente superiori alla media» e indicati come la prova di «una situazione di solidità per il nostro sistema di istruzione». Nelle scuole del Mezzogiorno, però, dirigenti e docenti continuano a segnalare difficoltà già note.
Rapporti fermi e informazioni mancanti
Il confronto con le statistiche ufficiali pubblicate sul portale ministeriale restituisce un quadro meno aggiornato. Il rapporto sull’avvio dell’anno scolastico, diffuso per più di dieci anni dall’ufficio statistico, si ferma al 20 settembre 2024. Mancano quindi i dati relativi al 2025 e all’anno scolastico appena iniziato: non è possibile ricostruire con informazioni recenti il numero degli studenti, delle classi e degli insegnanti né la loro distribuzione nelle diverse aree del Paese.
Anche la rilevazione sugli alunni con disabilità si arresta all’anno scolastico 2022/23, tanto che per ottenere cifre più attuali occorre consultare l’Istat. La sezione dei dati aperti, presentata dal ministero come uno strumento per favorire trasparenza e partecipazione, non risulta aggiornata dal 1° settembre 2025. Il rapporto sulla dispersione, già riferito a quattro anni prima, è stato pubblicato il 28 dicembre, mentre l’indagine longitudinale basata sull’anagrafe degli studenti è ferma al 2021/22, nonostante offra elementi più solidi rispetto alle stime Eurostat.
L’indagine sugli studenti stranieri scompare
Il vuoto più significativo riguarda la ricerca sugli alunni con cittadinanza non italiana. L’ultimo documento, relativo al 2022/23, è stato messo online l’8 agosto 2024, quando molte redazioni erano chiuse per la pausa estiva. Dopo quasi trent’anni di pubblicazioni, l’indagine avviata nel 1996 non è più stata aggiornata né accompagnata da spiegazioni.
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Quel lavoro aveva avuto un ruolo centrale nel comprendere l’evoluzione della presenza straniera nelle scuole e nel progettare interventi adeguati. Nel 2007/08 aveva distinto per la prima volta, sul piano statistico, i ragazzi stranieri nati in Italia dai neoarrivati: due gruppi con esigenze educative molto diverse. Oggi, mentre il Parlamento non ha ancora risolto il tema della cittadinanza per chi nasce nel nostro Paese, il dibattito sul limite del 30% di alunni stranieri per classe si è basato su dati vecchi di tre anni.
La trasparenza resta sulla carta
Il paradosso è che le informazioni non sembrano mancare. I dati vengono raccolti, trattati e conservati dall’ufficio statistico del ministero, ma non vengono messi a disposizione con la necessaria continuità. Questa scelta appare difficile da conciliare con il decreto legislativo 33 del 2013, che impone alle amministrazioni una conoscibilità ampia dei documenti e dei dati pubblici, anche per permettere ai cittadini di controllare l’attività istituzionale e l’impiego delle risorse.
Mesi fa Irene Manzi, responsabile scuola del Partito democratico, ha presentato un’interrogazione per chiedere spiegazioni sull’assenza del rapporto di settembre e per ottenere i numeri aggiornati su iscrizioni, organici e distribuzione degli studenti. Finora, secondo quanto riportato, non è arrivata una risposta. Da qui nasce il dubbio che le statistiche vengano rese pubbliche soprattutto quando sostengono la narrazione del ministero.
Perché i numeri contano
Una tabella può sembrare meno incisiva di un comunicato, ma consente di individuare i problemi e di confrontare territori e periodi diversi. In un contesto segnato dalla disinformazione, la disponibilità di dati verificabili offre uno strumento concreto contro impressioni non dimostrate e messaggi propagandistici.
Era una lezione già presente nell’esperienza di Don Milani e dei ragazzi di Barbiana. In Lettera a una professoressa raccontavano le visite al ministero e all’Istat, il lavoro paziente sui dati e il tentativo di tradurli in parole comprensibili. Oggi, con rapporti interrotti e statistiche non aggiornate, nemmeno quel percorso sarebbe sufficiente per ricostruire completamente lo stato dell’istruzione italiana.
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