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Attualità 2 min di lettura12 ott

Scontrini e Pos, emergono 13,5 miliardi: ora il nodo è il gettito

Nei primi nove mesi del 2026 crescono sia i documenti commerciali sia l’imponibile collegato, ma per misurare l’effetto sulle entrate serviranno i dati fiscali definitivi.

L’aumento degli incassi tracciati non si è fermato con la conclusione della stagione turistica, ma resta ancora da capire quanto si tradurrà in maggiori entrate per l’Erario. Nei primi nove mesi del 2026 l’imponibile associato ai documenti commerciali è salito di 13,5 miliardi di euro, mentre i corrispettivi trasmessi hanno registrato un incremento di circa 267,5 milioni.

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L’emersione cresce, il gettito aspetta

I dati, forniti dall’Agenzia delle Entrate e riportati dalla Corte dei conti nell’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, riguardano il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2026. Rispetto allo stesso arco temporale dell’anno precedente, i documenti commerciali sono aumentati dell’1,9 per cento.

Più marcato è stato l’incremento dell’imponibile, calcolato escludendo resi e annulli: la crescita è arrivata al 4,1 per cento. Si tratta del primo aggiornamento sull’obbligo, entrato in vigore dall’inizio dell’anno, che impone il collegamento tra i terminali Pos e i registratori telematici.


L’Iva sale, ma non basta

Sul fronte dell’imposta sul valore aggiunto, la Corte dei conti ha rilevato che tra gennaio e agosto 2026 il gettito è aumentato di 4,5 miliardi, pari al 3,9 per cento in più. Di questo incremento, 3,3 miliardi sono riconducibili agli scambi interni.

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La variazione ha interessato diversi comparti, seppure con intensità differenti: nel commercio l’Iva sugli scambi interni è cresciuta del 6,2 per cento, mentre nei servizi privati l’aumento è stato dell’1,7 per cento e nell’industria dell’1,8 per cento. Secondo la valutazione contenuta nel documento, il risultato potrebbe dipendere anche dal nuovo obbligo, oltre che dall’andamento dei consumi e dall’inflazione.


La verifica arriverà nel 2027

L’incremento degli imponibili non consente ancora di quantificare con certezza le maggiori entrate. Esiste infatti uno sfasamento temporale tra la registrazione delle operazioni e gli effetti fiscali, che riguarda l’Iva ma anche le imposte dirette e l’Irap.

Per queste ultime componenti sarà necessario attendere le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2027, riferite all’anno d’imposta 2026. La Corte dei conti considera quindi indispensabile un esame a consuntivo, integrato dai dati delle liquidazioni periodiche Iva e delle dichiarazioni annuali, per stabilire se la misura abbia realmente ampliato la base imponibile.

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