Scontri nelle piazze, il duello Meloni-Sala: la frattura resta aperta
La premier chiede alle opposizioni una condanna condivisa dei disordini, mentre il sindaco di Milano invita a non usare le violenze per una battaglia politica.
«Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili». Beppe Sala aveva sintetizzato così, nelle scorse ore, la sua posizione sui cortei e sugli episodi avvenuti a Milano e in altre città italiane.
Il sindaco ha messo in guardia dal rischio che gli scontri diventino uno strumento di consenso. A suo giudizio, la politica può scegliere se sfruttare l’emergenza oppure affrontare con equilibrio una fase complessa. La sua speranza, ha aggiunto, è che prevalga la seconda strada.
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Sala separa proteste e violenze
La distinzione tracciata dal primo cittadino riguarda sia le motivazioni delle mobilitazioni sia le conseguenze degli atti compiuti durante i cortei. Le istanze portate in piazza, secondo Sala, possono essere comprese; diverso è il giudizio sulle aggressioni alle forze dell’ordine e sui danni provocati nel capoluogo lombardo.
Il richiamo del sindaco arriva mentre il dibattito politico si concentra soprattutto sull’ordine pubblico. La critica implicita è rivolta a chi rischia di sovrapporre le manifestazioni nel loro complesso ai gruppi responsabili degli episodi più gravi, trasformando gli scontri in un terreno di contrapposizione elettorale.
Meloni accusa i responsabili dei disordini
Giorgia Meloni è intervenuta il 17 ottobre 2026 con un messaggio sui social, accompagnato da un filmato relativo agli incidenti avvenuti in piazza Duomo a Milano. La presidente del Consiglio ha riconosciuto il diritto a manifestare pacificamente, ma ha contestato chi avrebbe utilizzato i cortei per provocare disordini.
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Nel suo resoconto, la premier ha citato il lancio di pietre contro gli agenti, i feriti tra le forze dell’ordine e i danneggiamenti che a Milano hanno portato alla sospensione della manifestazione. A Torino, ha ricordato, alcune persone sarebbero state fermate con sanpietrini e martelletti frangivetro; a Bologna, invece, gli incidenti hanno determinato la chiusura preventiva della stazione ferroviaria.
«Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è», ha scritto Meloni, definendo i responsabili «teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città». Da qui è partito il nuovo appello alle opposizioni, alle quali ha chiesto una condanna priva di ambiguità e un invito esplicito a mantenere pacifiche tutte le mobilitazioni.
Nel suo intervento, tuttavia, la presidente del Consiglio si è soffermata sugli episodi di violenza e sulla risposta politica da assumere, senza entrare nel merito delle ragioni che hanno spinto i manifestanti a scendere in piazza.
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