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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Sanità, quasi un esame urgente su quattro arriva tardi

Nei primi nove mesi del 2026 crescono gli appuntamenti, ma quasi un esame urgente su quattro arriva in ritardo

Nei primi nove mesi del 2026, 4.057.139 prenotazioni sanitarie hanno oltrepassato i tempi massimi stabiliti. Il dato, riferito a visite ed esami, è in aumento di quasi 30 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2025.

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Le prestazioni con più ritardi

Le difficoltà maggiori tra le prime visite si concentrano in dermatologia e allergologia, dove il 30,1% degli appuntamenti non rispetta le scadenze. Seguono oculistica, al 26,8%, e gastroenterologia, al 26,2%.

Sul fronte diagnostico, la quota più alta di attese oltre il limite riguarda le colonscopie, con il 30,7%. Vengono poi elettromiografie, al 28,1%, e gastroscopie, al 27,4%. Particolarmente significativo il dato sulle colonscopie urgenti: su 2.839 richieste esaminate, 1.845, pari al 65%, hanno ricevuto una prima disponibilità dopo i tre giorni previsti.


Più appuntamenti, risultati limitati

Il numero complessivo delle prenotazioni analizzate è salito da 19,75 a 21,81 milioni, con una crescita del 10,4%. La percentuale degli appuntamenti oltre soglia è invece scesa dal 20,4% al 18,6%, ma la riduzione proporzionale non ha impedito l’aumento del dato assoluto.

La quota di prime visite fissate nei tempi è passata dal 76,9% al 78,6%; per gli esami diagnostici è salita dall’83,3% all’85%. Secondo la Fondazione Gimbe, però, l’81,5% dei circa 2 milioni di appuntamenti aggiuntivi garantiti entro i limiti dipende dall’aumento delle prenotazioni totali, mentre soltanto il 18,5% riflette un miglioramento effettivo nel rispetto delle scadenze. «Il quadro resta critico», ha osservato Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe.


Le differenze tra le Regioni

Per le richieste urgenti, da soddisfare entro tre giorni, resta oltre il limite il 18,3% delle prime visite e il 22,7% degli esami. Nel caso delle prestazioni con priorità breve, da erogare entro dieci giorni, le percentuali salgono al 19,4% e al 21,8%; tra le visite differibili, il 26,6% supera invece il termine di 30 giorni.

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A settembre 2026, secondo Salutequità, solo Basilicata, Marche e Lazio raggiungevano il 90% di rispetto dei tempi per le prime visite, considerando tutte le priorità osservate. Per gli esami la stessa soglia risultava raggiunta da Basilicata e Veneto, ma per la prima regione mancava il dato relativo alle urgenze.

Nel confronto con i primi nove mesi del 2025, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana hanno mostrato un peggioramento sia sulle prime visite sia sugli esami. «È difficile parlare di svolta», ha affermato Tonino Aceti, presidente di Salutequità. Gimbe ha invitato a leggere il confronto con prudenza, perché i risultati risentono delle priorità attribuite e delle diverse prestazioni considerate.


La rinuncia alle cure

Il rapporto Bes dell’Istat segnala inoltre che nel 2025 più di 5,6 milioni di persone, pari al 9,6% della popolazione, hanno rinunciato almeno una volta a una visita o a un accertamento di cui avevano bisogno.

Nonostante il miglioramento della quota di appuntamenti fissati nei termini per 13 delle 14 categorie di visite e per 20 dei 22 gruppi di esami osservati, il volume delle prestazioni fuori tempo rimane quindi elevato.

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