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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Sanità e anticorruzione: il catalogo c’è, ma chi controlla davvero

Il documento dell’Anac elenca 65 possibili schemi di frode, mentre alcuni casi piemontesi mostrano quanto resti da fare su appalti, intramoenia, liste d’attesa e trasparenza.

La partita contro gli abusi nella sanità non si risolve con nuovi elenchi di rischio se la politica continua a osservare senza intervenire. Servono controlli effettivi e responsabilità riconoscibili, così che dirigenti e funzionari comprendano che le regole devono essere applicate nell’interesse dei cittadini che finanziano il sistema con imposte e ticket.


I controlli non possono restare formali

Le dimensioni economiche del comparto rendono il tema tutt’altro che secondario: alla sanità vengono destinati 139 miliardi di euro ogni anno, pari al 6,3% del Pil, mentre altri 46 miliardi escono direttamente dalle tasche delle famiglie. Un settore di queste proporzioni può attirare interessi e comportamenti impropri, soprattutto quando la vigilanza rimane sulla carta.

L’esame dei Piao, cioè dei Piani integrati di attività e organizzazione, delle aziende sanitarie piemontesi non ha fatto emergere riferimenti puntuali ai rischi censiti dall’Anac. Questo, tuttavia, non esonera i responsabili interni da verifiche che rientrano già nei loro compiti: alcuni ambiti vulnerabili avrebbero dovuto essere monitorati anche prima della pubblicazione del nuovo catalogo.

Un esempio riguarda l’Azienda ospedaliera universitaria di Novara. Con la delibera 458 del 24 giugno 2025, il direttore generale ha scelto senza gara i componenti del Collegio consultivo tecnico previsto dal Codice dei contratti pubblici. A ciascun componente spettavano 133.883,39 euro, mentre al presidente erano riconosciuti 139.272 euro, oltre all’Iva. Il collegio ha lavorato dal 17 al 22 luglio 2025 e ha prodotto un parere di 15 pagine; non risulta, nell’atto esaminato, un controllo specifico del responsabile aziendale anticorruzione, nonostante gli importi fossero prossimi alla soglia per l’affidamento diretto.


Intramoenia e attese sotto esame

Un secondo fronte riguarda l’attività libero-professionale intramuraria dei medici dipendenti. Nel 2022 la Procura di Torino ha aperto un’indagine sulla gestione dell’Alpi presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, struttura con un bilancio annuale superiore a 1,2 miliardi di euro. Il procedimento, chiuso nell’ottobre 2024, ha portato al rinvio a giudizio di 16 persone tra direttori generali, amministrativi, sanitari e dirigenti apicali.

Nel Piao dell’azienda, composto da 853 pagine, non emergerebbero procedure mirate a evitare il ripetersi delle condotte finite al centro del processo. Il rilievo assume peso proprio perché il documento è successivo di quattro anni all’esplosione della vicenda e avrebbe dovuto indicare misure concrete di prevenzione.

Anche il governo delle liste d’attesa presenta regole precise. L’attività privata del medico non dovrebbe superare quella svolta per l’azienda sanitaria e deve essere collocata fuori dall’orario contrattuale di 38 ore settimanali. Quando vengono oltrepassati i limiti collegati ai Livelli essenziali di assistenza, il direttore generale o la Regione possono sospendere l’intramuraria.

In Piemonte, secondo quanto ricostruito, non risultano iniziative di blocco neppure dopo la pubblicizzazione del caso di un urologo che avrebbe incassato oltre 1,3 milioni di euro in due anni attraverso la sola attività intramoenia.

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Trasparenza ancora troppo fragile

La funzione aziendale incaricata di prevenire la corruzione segue normalmente anche gli obblighi di trasparenza. Il decreto legislativo 33 del 2013 stabilisce che documenti, dati e informazioni soggetti a pubblicazione, compresi quelli ottenuti tramite accesso civico, siano disponibili in formato aperto e quindi riutilizzabile.

Nella sezione dedicata alla trasparenza dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino non risultava disponibile il consuntivo 2025, che non era ancora stato adottato. L’anno precedente, ad agosto, l’allora commissario straordinario Thomas Schael era stato rimosso perché non aveva ancora firmato il bilancio dell’esercizio precedente. Resta da capire se la questione sia stata sollevata anche dall’opposizione in Consiglio regionale.

È stato quindi preso in considerazione il consuntivo 2024: 507 pagine, approvate con la deliberazione del direttore generale 0001442 del 04/11/2025. La relazione sulla gestione, collocata tra pagina 237 e pagina 309, apparirebbe come una raccolta di copie non conforme ai requisiti del decreto e poco utilizzabile da chi voglia analizzare i dati.

Non si tratterebbe di un episodio isolato. L’azienda conta tra 8.400 e 9.400 dipendenti, inclusi circa 1.300-1500 addetti del ruolo tecnico e 500-600 di quello amministrativo: una dimensione che rende ancora più importante la pubblicazione di atti leggibili, completi e realmente riutilizzabili.


Il catalogo dell’Anac arriva dopo

La Delibera 318 del 29 luglio ha introdotto il “Catalogo dei rischi corruttivi e delle misure di prevenzione nel settore sanitario”. Il documento riprende lo studio dell’Osservatorio Gimbe pubblicato a maggio, intitolato “Frodi e abusi in Sanità”, e raccoglie 65 tipologie di frodi e abusi distribuite in nove categorie.

L’elenco copre le attività economiche dirette e indirette legate alla sanità. La sua ampiezza segnala la necessità di un’azione coordinata, ma il valore del provvedimento dipenderà da come aziende, Regioni e organi politici lo tradurranno in controlli, procedure e interventi verificabili.

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