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Attualità 3 min di lettura53 min fa

Sanae Takaichi, un anno di promesse non mantenute

Inflazione, nascite, diritti delle donne e rapporti esteri: il bilancio del governo giapponese resta negativo

Il primo anno di governo di Sanae Takaichi non ha mantenuto le attese su economia, diritti delle donne e politica estera.

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La successione imperiale

La riforma della Legge sulla Casa Imperiale, entrata in vigore sabato scorso, ha confermato che il trono resta riservato agli uomini. La decisione è stata adottata nonostante le donne siano la maggioranza nella famiglia imperiale e la principessa Aiko goda di largo consenso come possibile futura imperatrice.

Le principesse potranno conservare il titolo dopo il matrimonio con cittadini comuni, ma la stessa possibilità non sarà estesa ai mariti né ai figli. Anche il mangaka conservatore Kobayashi Yoshinori ha portato il governo in tribunale: secondo la sua tesi, l’eventuale ingresso nella famiglia imperiale di ex membri ormai cittadini comuni creerebbe una disparità vietata dall’articolo 14 della Costituzione.


Donne ancora ai margini

Il Giappone si è fermato al 117° posto nell’Indice globale del divario di genere 2026, con un solo gradino guadagnato rispetto all’anno precedente. La presenza femminile ai vertici politici e aziendali non è cresciuta come promesso: nella squadra di governo siedono soltanto due donne e non è passata nemmeno la proposta di conservare il cognome da nubile dopo il matrimonio.

La stessa Takaichi ha raccontato di dormire appena tre ore per notte a causa dell’incarico. In un’altra occasione ha indicato in altre tre ore quotidiane il tempo necessario per trucco, abiti e lavori domestici, presentandoli come oneri aggiuntivi che ricadono soprattutto sulle donne. Le sue sostenitrici, però, non hanno visto provvedimenti concreti a favore delle cittadine giapponesi.


Un consenso in diminuzione

Takaichi aveva assunto l’incarico il 21 ottobre 2025, accolta da molti giapponesi come il simbolo di un progresso nella rappresentanza femminile. La sua lunga carriera politica e l’arrivo alla massima carica avevano alimentato aspettative elevate.

Nel corso dei mesi, tuttavia, il suo stile nelle occasioni istituzionali e le posizioni sostenute dal governo hanno eroso parte della fiducia iniziale. Le richieste di dimissioni sono arrivate anche da una minoranza consistente del suo stesso partito, il LDP.

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Le proteste contro la difesa

A ottobre le manifestazioni si sono moltiplicate da Okinawa a Tokyo. I cortei, sostenuti da Azione del 19, hanno chiesto le dimissioni della premier con lo slogan giapponese “Takaichi yamerō”.

Da mesi si svolgono inoltre presidi davanti alla Dieta Nazionale contro l’aumento delle spese militari, il rafforzamento delle forze armate e l’ipotesi di modificare l’articolo 9 della Costituzione pacifista.


I rapporti con Cina e Corea

La linea internazionale della premier ha alimentato altre contestazioni. L’intesa personale con il presidente statunitense Donald Trump non avrebbe rafforzato la posizione di Tokyo; inoltre, Takaichi non è stata inclusa nel viaggio del presidente americano in Asia orientale previsto per metà novembre.

L’ex primo ministro Ishiba Shigeru, intervistato la scorsa settimana da TBS, ha criticato le letture revisioniste della storia sostenute da Takaichi. A suo giudizio, «un Paese incapace di riconoscere con onestà di aver scatenato la guerra e di aver causato decine di milioni di vittime in Asia non potrà mai costruire relazioni diplomatiche solide».

I rapporti con la Cina non hanno registrato miglioramenti, anche per le precedenti dichiarazioni favorevoli a Taiwan della premier. A pesare è stata inoltre l’offerta rituale inviata da Takaichi al santuario Yasukuni durante il festival autunnale, luogo che ospita anche criminali di guerra.

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