San Pietroburgo, 135 droni intercettati: sul tavolo anche il gas russo
Il raid nella regione di Leningrado ha coinvolto un terminal petrolifero e l’aeroporto di Pulkovo, mentre Washington valuta più forniture russe all’Europa nel quadro della pace in Ucraina.
Sono 135 i droni che, secondo le autorità locali, sono stati intercettati nella regione di Leningrado durante una nuova ondata di attacchi. A San Pietroburgo le operazioni di sicurezza hanno interessato il terminal petrolifero, mentre l’aeroporto di Pulkovo ha registrato rallentamenti e limitazioni.
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San Pietroburgo sotto pressione
L’attacco ha preso di mira diverse infrastrutture dell’area. Il governatore Alexander Drozdenko ha riferito che la regione è stata attraversata da una serie di incursioni con velivoli senza pilota, senza fornire nel testo disponibile un bilancio complessivo dei danni o delle eventuali vittime.
Le restrizioni all’aeroporto sono state adottate come misura precauzionale. Il terminal petrolifero di San Pietroburgo risulta invece tra gli obiettivi colpiti, in una notte caratterizzata dall’elevato numero di droni neutralizzati dalle difese locali.
Kiev respinge un raid massiccio
Nella stessa notte la Russia ha lanciato contro l’Ucraina un missile balistico Iskander-M e 180 droni d’attacco. Le forze ucraine sostengono di averne abbattuti o neutralizzati 152, compresi 16 apparecchi a propulsione a reazione, sulla base dei dati aggiornati alle 8 ora locale.
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L’operazione avrebbe impiegato droni Shahed, S-8000 Banderol, Gerbera e Parodiya, partiti da varie località russe e dai territori occupati di Donetsk e Crimea. Il missile è stato lanciato dalla regione di Voronezh; sono stati segnalati impatti in 20 località e la caduta di frammenti in altri quattro punti. A Zaporizhzhia, inoltre, un edificio residenziale è stato colpito e una donna di 27 anni è morta.
Washington rilancia il gas russo
Sul piano diplomatico, l’amministrazione Trump avrebbe discusso con rappresentanti europei e ucraini l’ipotesi di aumentare gli acquisti di gas dalla Russia. L’idea, presentata come possibile elemento di un accordo di pace per l’Ucraina, è stata sollevata dagli inviati Jared Kushner e Steve Witkoff, anche durante contatti con il presidente Volodymyr Zelensky.
La proposta segnerebbe un cambio di direzione rispetto alla politica energetica americana degli ultimi anni. Washington ritiene che il ritorno a maggiori forniture russe possa rientrare nell’intesa, mentre in Europa prevale prudenza: i critici temono che i nuovi introiti rafforzino Mosca e le restituiscano una maggiore capacità di influenza sul continente.
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