San Michele al Tagliamento valuta il passaggio al Friuli
La richiesta coinvolge undici Comuni veneti e punta anche sul peso economico della spiaggia di Bibione.
San Michele al Tagliamento ha avviato l’iter per valutare il passaggio dal Veneto al Friuli Venezia Giulia. La Consulta comunale ha chiesto al consiglio comunale di discutere l’ipotesi di un referendum consultivo, con Bibione al centro del progetto.
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Bibione e il valore turistico
L’eventuale trasferimento avrebbe un peso rilevante per il turismo regionale. San Michele al Tagliamento genera infatti un valore economico di 1 miliardo e 405 milioni di euro e occupa l’ottavo posto tra le località italiane considerate nello studio richiamato durante l’audizione.
Il Comune precede Jesolo, che si attesta a 1 miliardo e 247 milioni, mentre resta dietro Cavallino-Treporti, con 1 miliardo e 445 milioni. Se Bibione entrasse nel territorio friulano, potrebbe formare con Lignano Sabbiadoro, separata soltanto dalla foce del Tagliamento, un’area turistica di grandi dimensioni sull’Alto Adriatico.
I Comuni interessati
A Trieste la Quinta Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha ascoltato i rappresentanti di undici amministrazioni venete: Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto e Caorle.
L’incontro è stato presieduto da Diego Bernardis, con la partecipazione dell’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti. La discussione è stata portata in Consiglio regionale da Markus Maurmair, esponente di Fratelli d’Italia, dopo le richieste raccolte nei territori di confine.
Servizi e collegamenti con il Friuli
I promotori richiamano i numerosi rapporti già esistenti tra il Veneto Orientale e il Friuli. Per i servizi sanitari, molti residenti fanno riferimento alle strutture di Latisana e San Vito al Tagliamento; il tribunale si trova a Pordenone e il distretto telefonico è quello di Cervignano del Friuli.
Anche la Diocesi di Concordia-Pordenone comprende aree venete. Giacomo Gasparotto, sindaco di Gruaro, ha parlato di una continuità territoriale con il Pordenonese e ha chiesto a Stato e Regioni di intervenire sulla questione. Luigi Toffolo, primo cittadino di Portogruaro, ha invece descritto il confine come una separazione attraversata quotidianamente dai cittadini.
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I possibili effetti economici
Sul tavolo sono state indicate tre strade: mantenere l’assetto attuale, creare intese tra Veneto e Friuli Venezia Giulia oppure avviare consultazioni comunali per chiedere il cambio di Regione. Secondo lo studio della Fondazione Think Tank Nord Est, il Friuli Venezia Giulia potrebbe aumentare del 7,5 per cento il valore aggiunto.
La stima comprende circa 172 milioni di euro aggiuntivi dalla compartecipazione Irpef, pari al 6,6 per cento in più, e altri 18,5 milioni dall’addizionale regionale, con un incremento del 7,7 per cento. Sono inoltre considerate le quote relative a Iva e Ires.
Per i Comuni coinvolti, il passaggio consentirebbe una maggiore capacità di spesa e l’accesso a misure regionali come gli incentivi per i carburanti, la prima casa e l’efficientamento energetico. L’insieme dei territori interessati potrebbe accrescere territorio e popolazione del Friuli Venezia Giulia di circa l’8 per cento.
Il precedente di Sappada
Una richiesta simile era emersa circa vent’anni fa anche lungo il confine con il Trentino-Alto Adige. In quel caso soltanto Sappada lasciò il Bellunese per entrare nella provincia di Pordenone, mentre referendum favorevoli non produssero cambiamenti per altre località, tra cui Cortina e Asiago.
Nel 2006 anche Cinto Caomaggiore aveva votato a favore del trasferimento, ma il procedimento si era arrestato in Parlamento. Gianluca Falcomer, allora e oggi sindaco del Comune, ha sostenuto che i legami tra Portogruarese e Pordenonese riguardano cultura, scuola e sanità e potrebbero rafforzarsi negli anni a causa del calo demografico.
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