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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Salvini contro i cronisti: «Non devono stare tra i militanti»

Al congresso della Lega il leader rivendica la separazione della stampa dai delegati e accende lo scontro con Ordine dei giornalisti e stampa parlamentare.

La stampa è stata confinata al piano inferiore del MiCo durante il congresso della Lega, una scelta rivendicata apertamente da Matteo Salvini prima della sua conferma alla guida del partito con 456 preferenze. Il vicepremier ha motivato la decisione con la volontà di proteggere delegati e militanti da giornalisti considerati ostili.

Salvini, che in passato ha diretto Radio Padania ed è iscritto all’Ordine dei giornalisti come professionista, ha sostenuto che molti cronisti non abbiano mai favorito la Lega. Le sue parole hanno provocato la reazione immediata del presidente dell’Ordine nazionale, Carlo Bartoli, e dell’Associazione Stampa parlamentare.

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La scelta di Salvini fa discutere

Dal palco del congresso, Salvini ha spiegato di avere chiesto personalmente agli organizzatori di tenere i giornalisti lontani dalla sala principale. L’obiettivo, secondo la sua ricostruzione, era evitare che delegati e militanti venissero “inquinati” da persone non presenti per raccontare davvero la Lega.

Il leader del Carroccio ha inoltre accusato alcuni professionisti di diffondere contenuti falsi e ha affermato che la stampa non avrebbe sostenuto il partito né in passato né oggi. A suo giudizio, interviste, libri, polemiche e pubblicazioni sui social non avrebbero mai aiutato la formazione politica, mentre i suoi avversari attenderebbero da decenni la sua scomparsa.


Bartoli: «È un modello autoritario»

La replica di Carlo Bartoli è stata netta. Il presidente dell’Ordine ha contestato la distinzione introdotta da Salvini tra giornalisti “servi” e “amici”, considerandola una logica tipica dei sistemi autoritari. Bartoli ha accostato l’idea di congresso espressa dal vicepremier ai raduni dell’Unione Sovietica, dove ai cronisti sarebbe rimasto soltanto il compito di celebrare i dirigenti.

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“Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono ai potenti di turno”, ha dichiarato Bartoli, chiedendo a Salvini di ritirare gli insulti. La libertà di informare, ha aggiunto, comprende anche la possibilità di pubblicare fatti sgraditi a chi ricopre incarichi di governo.


La condanna della stampa parlamentare

Alla presa di posizione dell’Ordine si è aggiunta quella dell’Associazione Stampa parlamentare, che ha espresso sconcerto per i toni utilizzati dal vicepremier nei confronti dei colleghi. L’organizzazione ha ricordato che il giornalismo svolge una funzione di interesse pubblico, oggi sempre più contestata sia in Italia sia nel resto del mondo.

L’associazione ha ribadito l’intenzione di difendere il lavoro e i diritti dei giornalisti, collegandoli all’esercizio di un diritto garantito dalla Costituzione. La vicenda del congresso leghista riporta così al centro il rapporto tra politica e informazione, proprio mentre il partito conferma Salvini alla guida.

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