Salis, il libro la proietta oltre Genova: centro e sfida a Meloni
Alla presentazione di “È già domani”, la sindaca di Genova rivendica il profilo progressista e interviene sui principali temi dell’opposizione, senza sciogliere il nodo delle ambizioni nazionali.
La presentazione di “È già domani” ha mostrato una Silvia Salis sospesa tra il ruolo istituzionale di sindaca di Genova e una dimensione politica ormai nazionale. Lei continua a negare di avere incarichi diversi all’orizzonte, ma durante l’incontro ha parlato di immigrazione, Gaza, fisco, Ucraina, natalità e futuro del centrosinistra come una possibile protagonista dell’opposizione a Giorgia Meloni.
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La sindaca resta il suo unico ruolo
Interpellata da Corrado Formigli sulla proiezione nazionale del libro, Salis ha insistito sulla carica che ricopre oggi: «Io oggi sono la sindaca di Genova». Ha aggiunto che la visibilità personale può tradursi in un vantaggio per la città e ha lasciato aperta, senza indicare scadenze, la possibilità di coltivare aspirazioni politiche più ampie.
Il giornalista ha anche evocato la biografia pubblicata da Giorgia Meloni nell’anno della candidatura alla guida del governo. Salis ha risposto di non aver pensato a una coincidenza. Alla domanda sul futuro, ha indicato persino uno scenario locale: un eventuale secondo mandato a Genova, se gli elettori e il partito la vorranno.
La sua prudenza, tuttavia, è stata accompagnata da prese di posizione nette. Ha definito inaccettabile la proposta di “remigrazione” e ha sostenuto che le risorse destinate ai centri in Albania dovrebbero essere impiegate per favorire l’integrazione e l’inserimento lavorativo, anche attraverso il piano Mattei.
Sui temi sociali ha parlato dell’aumento della povertà, ormai visibile anche tra chi lavora, e ha denunciato l’indifferenza davanti alle vittime civili di Gaza. Quanto alla patrimoniale, ha osservato che il centrosinistra avrebbe lasciato passare l’idea che riguardi i redditi medio-alti, mentre il problema principale da affrontare resta l’evasione fiscale. Sulle armi all’Ucraina ha espresso una posizione favorevole alla linea europea, chiedendo però che la diplomazia torni a prevalere sul linguaggio militare.
Il nodo del centro nel centrosinistra
Salis si definisce progressista e rifiuta l’etichetta di moderata. Al tempo stesso sostiene che il centrosinistra perde consenso quando rinuncia alla propria componente centrista. Per questo ha invitato il Partito democratico a non liquidare con eccessiva severità la stagione renziana: in quel periodo, ha ricordato, il partito raggiunse il 41% e portò alla guida del governo un presidente del Consiglio di 39 anni.
Il riferimento a Matteo Renzi non è casuale. Tra il pubblico della Feltrinelli di Genova era presente Matteo Agnoletti, già collaboratore strategico dell’ex presidente del Consiglio, mentre in prima fila sedevano esponenti della storia del centrosinistra ligure come Claudio Burlando e Roberta Pinotti.
Salis ha evitato di presentarsi come alternativa immediata a Elly Schlein. Della segretaria del Pd ha riconosciuto la capacità di risollevare un partito in difficoltà, ma ha definito la sua impostazione una linea radicale di sinistra. Ha inoltre fatto sapere di avere opinioni diverse da lei, pur scegliendo di non renderle pubbliche.
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Sulla possibilità di partecipare alle primarie ha risposto: «Spero non si facciano, ho idee diverse da Elly Schlein». Secondo Salis, una competizione interna in questa fase offrirebbe agli elettori uno spettacolo negativo. Quanto a un’eventuale federazione delle forze centriste, ha osservato che prima bisognerebbe capire se quei soggetti intendano davvero stare insieme.
Una sfida politica anche personale
Il confronto con Meloni è emerso con particolare forza sul tema della maternità. Salis ha raccontato il percorso affrontato per avere un figlio attraverso la fecondazione assistita, sottolineandone i costi, la fatica e il peso dello stigma ancora presente. Da qui la richiesta di rendere gratuito il congelamento degli ovociti e di sostenere con fondi pubblici i trattamenti di fecondazione assistita.
La sindaca ha contestato alla maggioranza una politica sulla natalità fatta soprattutto di dichiarazioni e ha ricordato che molte donne oggi diventano madri intorno ai quarant’anni. Il tema, così, è diventato anche un terreno di confronto diretto, seppure non formalizzato, con la presidente del Consiglio.
Il libro tra applausi e contrasti
L’evento si è svolto mentre, fuori dalla libreria, la crisi dell’Ilva continuava a segnare la città. Davanti alla Prefettura, alcuni lavoratori rimasti a presidiare la vertenza dormivano in tenda e preparavano da mangiare per protestare contro il rischio di chiusura dello stabilimento.
All’interno della Feltrinelli, invece, centinaia di persone hanno accolto Salis con applausi e una presenza organizzata per la sicurezza. Nel suo racconto personale hanno trovato spazio il padre, militante comunista indicato come esempio di integrità, e Giovanni Malagò, al quale la sindaca ha attribuito un ruolo decisivo nella sua nomina a vicepresidente del Coni quando aveva 35 anni.
A Roberta Pinotti ha riservato un riconoscimento particolare, definendola la donna che più l’ha ispirata. L’atmosfera dell’incontro, tra memoria personale, sostegno del pubblico e domande sulla politica nazionale, ha finito per rafforzare l’impressione di una candidatura ancora non dichiarata. Salis, però, continua a rinviare ogni scelta e a presentarsi soltanto come la sindaca di Genova.
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