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Attualità 2 min di lettura46 min fa

Rombo da 156 euro: a Venezia scoppia il caso sul conto

Una coppia canadese ha segnalato il ristorante dopo una cena da 188 euro, ma il locale sostiene che il prezzo del pesce fosse indicato nella carta.

Il conto finale era di 188 euro, ma a far discutere è soprattutto una voce: 156 euro per un rombo al forno. È quanto hanno pagato due turisti canadesi in una trattoria veneziana, prima di rivolgersi a un’associazione per contestare il modo in cui sarebbe stato comunicato il prezzo del piatto.

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La cena finita sotto accusa

La coppia, composta da due persone tra i 50 e i 60 anni, aveva scelto la Trattoria Ali D’oro, nella zona di San Zaccaria. Durante la serata aveva ordinato alcune bevande, una pizza e un rombo intero da circa 1,25 chilogrammi, servito con testa, lisca e coda.

Al momento del pagamento non ci sono state discussioni: i clienti hanno saldato il conto e lasciato il ristorante. La segnalazione è arrivata soltanto nei giorni successivi, quando i due hanno contattato Adico di Mestre e il Comune di Venezia per denunciare quella che ritengono una comunicazione insufficiente sul costo del pesce.


Il prezzo contestato dai turisti

Secondo il loro racconto, il cameriere avrebbe suggerito il rombo mostrando sul telefono l’immagine di un pesce intero accompagnato da patate e da una modesta quantità di peperone verde. La coppia sostiene però di non aver ricevuto indicazioni né sul peso né sulla tariffa applicata a ogni etto.

«Non ci ha detto il prezzo e non ci ha spiegato che andava in base al peso», hanno riferito nella segnalazione. I turisti hanno aggiunto che, se avessero conosciuto in anticipo l’importo, avrebbero rinunciato all’ordinazione; hanno comunque pagato per evitare problemi e si sono chiesti perché il costo non fosse riportato in modo più evidente.

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La difesa della trattoria

La direzione della Trattoria Ali D’oro respinge l’accusa di poca chiarezza. Il locale ricorda che la prenotazione era stata effettuata tramite OpenTable, dove era possibile consultare la carta, e che il rombo destinato a due persone risultava indicato al prezzo di 13 euro all’etto.

Per il ristorante, dunque, l’ordine è stato preso dopo che i clienti avevano scelto consapevolmente il pesce. La direzione sostiene inoltre che, alla fine della cena, la coppia apparisse soddisfatta e avesse ringraziato il personale, senza sollevare obiezioni alla cassa.


Il nodo resta la comunicazione

Anche l’assessore al Commercio del Comune di Venezia, Sebastiano Costalonga, ha sottolineato che le tariffe erano riportate nel menù. A suo giudizio, tuttavia, il punto potrebbe essere un altro: ai clienti forse non sarebbe stato precisato che il rombo pesava circa 1,2 chilogrammi. In questa prospettiva, il caso potrebbe dipendere da un difetto nel dialogo tra sala e clienti.

Ernesto Pancin, direttore dell’Associazione Veneziana Pubblici Esercizi, ha difeso il conto ricordando che il prezzo non riguarda soltanto il prodotto acquistato. «È un servizio, non solo una pietanza», ha osservato, citando i costi di gestione di un ristorante veneziano: affitti che possono raggiungere 50 mila euro, personale, utenze e allestimento della tavola. Il valore del solo pesce, acquistato al mercato, sarebbe invece intorno ai 60 euro.

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