Roma dovrà decidere sugli aiuti a Kiev e sulla difesa
Roma dovrà decidere sul prestito europeo da 45 miliardi previsto per il 2027 e sulle nuove forniture militari
L’Italia dovrà votare sul prestito europeo da 45 miliardi destinato all’Ucraina nel 2027. La decisione passerà dal Consiglio dell’Unione europea, dove siede anche il governo guidato da Giorgia Meloni.
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Le decisioni chieste a Meloni
Il sostegno a Kyjiv espone già la presidente del Consiglio a costi politici, anche se il governo non li presenta con chiarezza all’opinione pubblica. Meloni ha ribadito di essere «pronta a pagarne i costi politici», mentre Matteo Salvini continua a contestare la linea sulle sanzioni e sugli aiuti.
Per rendere credibile la posizione italiana, Meloni dovrebbe approvare in Consiglio il piano finanziario europeo, inserire la difesa antiaerea nel tredicesimo pacchetto di aiuti e spiegare agli elettori la quota sostenuta dall’Italia. Il via libera a Bruxelles dipenderà quindi anche dall’equilibrio interno alla maggioranza.
La difesa aerea per l’inverno
Gli Stati Uniti hanno autorizzato l’Ucraina ad acquistare 500 sistemi Patriot, ma le consegne non sono imminenti. Volodymyr Zelensky ha chiesto ai partner europei misure utili già durante l’inverno, quando gli attacchi russi potrebbero colpire nuovamente le infrastrutture energetiche.
Roma dispone dei sistemi Samp/T e dei missili Aster 30, già compresi nelle forniture autorizzate. È su queste capacità, più che sul dato generale della spesa rispetto al prodotto interno lordo, che verrà valutata la concretezza del sostegno italiano.
Gli aiuti già garantiti da Roma
Secondo i dati aggiornati ad agosto dal Kiel Institute, gli aiuti bilaterali italiani ammontano a 4,3 miliardi di euro, pari allo 0,24 per cento del Pil. L’Italia occupa il diciottesimo posto tra i 27 Paesi considerati, contro una media dello 0,69 per cento; circa tre miliardi riguardano il comparto militare.
L’ultimo pacchetto nazionale risale al novembre 2025. Guido Crosetto ha riconosciuto ad agosto che nel 2026 non era stato ancora formalizzato un nuovo intervento, anche se le consegne già autorizzate sono proseguite. Il tredicesimo pacchetto è atteso «probabilmente entro fine anno».
Il peso del canale europeo
Una parte molto consistente dell’impegno italiano passa però attraverso le istituzioni europee: il 76 per cento, una quota simile a quella della Spagna, al 78 per cento, e superiore a quella francese, al 71 per cento. In Germania il ricorso al canale europeo si ferma al 42 per cento.
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Considerando anche questi stanziamenti, il contributo italiano raggiunge 18 miliardi, terzo dopo Germania e Francia. In rapporto al Pil si arriva all’1,01 per cento, contro l’1,38 per cento medio: alla quota proporzionale al peso economico dell’Italia mancano 6,6 miliardi.
Salvini e la linea del governo
Salvini sostiene che «le sanzioni hanno messo in ginocchio solo le imprese italiane» e ha legato la rielezione alla guida della Lega anche alla richiesta di interrompere il sostegno a Kyjiv. Tuttavia, il canale europeo rappresenta circa tre quarti dell’impegno nazionale e dipende dal governo di cui il leader leghista è vicepresidente del Consiglio.
Chiedere di fermare i finanziamenti significa dunque opporsi, in sede europea, alla posizione di Meloni. Zelensky ha continuato a ringraziare la presidente del Consiglio, come il 14 ottobre, quando ne ha definito la posizione «chiara e inequivocabile», pur chiedendo a luglio la possibilità di usare armi italiane contro obiettivi in Russia.
Il prestito europeo da 45 miliardi
La Commissione europea ha confermato venerdì la proposta per il 2027, che completa il prestito da 90 miliardi già programmato. Dei 45 miliardi previsti, 31,7 saranno destinati al rafforzamento dell’industria della difesa ucraina e 13,3 confluiranno invece nel bilancio di Kyjiv.
Le risorse dovrebbero cominciare ad arrivare dall’inizio del 2027, ultimo anno dell’attuale legislatura. Il piano non va confuso con l’obiettivo della Nato di portare al 5 per cento del Pil la spesa per sicurezza e difesa entro il 2035: per il 2027 e il 2028 il governo italiano chiede una flessibilità dello 0,3 per cento annuo per la difesa e di un’analoga quota per l’energia.
Meloni ha inoltre ridotto di 8 miliardi la richiesta formulata da Crosetto, dimezzando gli investimenti programmati per il 2028. La discussione sul riarmo, quindi, riguarda anche una spesa già ridimensionata rispetto alle richieste iniziali.
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