Risparmio e investimenti, ipotesi per i conti Sia in Italia
Il progetto combina pagamenti e gestione del capitale, escludendo criptovalute e derivati per contenere i rischi
I conti Sia sono stati proposti per il mercato italiano come strumenti capaci di unire pagamenti e investimenti.
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Due formule per investire
Il modello destinato agli strumenti più liquidi sarebbe il Sia base. Prevederebbe versamenti fino a 40 mila euro ogni anno, con un limite complessivo di 200 mila euro, e consentirebbe di puntare su società quotate o comunque presenti su mercati ampi, senza restrizioni legate alle dimensioni dell’impresa.
Accanto a questa soluzione è prevista una formula alternativa rivolta alle piccole aziende non quotate. Il Sia alternativo avrebbe un tetto annuo di 300 mila euro e una soglia massima di 1,5 milioni; in cambio di una minore facilità di liquidazione, indirizzerebbe risorse verso imprese di dimensioni ridotte.
Gestione affidata agli intermediari
L’apertura e l’amministrazione dei conti passerebbero da banche, reti di consulenza, società assicurative e altri operatori finanziari. Il risparmiatore potrebbe scegliere tra una gestione parzialmente automatizzata e un portafoglio costruito in modo personalizzato.
Le somme resterebbero disponibili per le normali operazioni di pagamento, mentre la parte destinata all’investimento potrebbe essere distribuita tra azioni, obbligazioni, fondi comuni e fondi alternativi, compresi Eltif e Fia. Non rientrerebbero invece nell’offerta né i derivati né le criptovalute.
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Obiettivi e protezione del capitale
L’iniziativa punta a spostare verso l’economia reale una quota della liquidità oggi lasciata sui conti. Il progetto guarda soprattutto ai piccoli risparmiatori e alle piccole e medie imprese interessati a ottenere un rendimento maggiore rispetto alla semplice giacenza.
Il capitale impiegato non avrebbe però la copertura prevista per i depositi bancari fino a 100 mila euro. I Sia non sarebbero quindi assimilabili ai tradizionali conti deposito sotto il profilo della garanzia sul denaro investito.
La proposta è arrivata al Ministero dell’Economia da Abi, Ania, Assogestioni, Assoreti e Aipb. L’obiettivo è inserire questi strumenti nella normativa italiana seguendo gli orientamenti della Commissione europea, che ha indicato anche possibili incentivi fiscali basati su un prelievo forfettario annuale, come nel modello svedese Isk.
In quel sistema, l’imposta non viene calcolata su ogni singola operazione di acquisto o vendita, ma sul valore del patrimonio detenuto. Un’impostazione simile potrebbe essere valutata per favorire la diffusione dei conti Sia.
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