Riscaldamento, Roma senza una data per dire addio al gas: è penultima in Europa
La capitale italiana resta tra le città più dipendenti dai combustibili fossili, mentre Stoccolma, Parigi e Vienna guidano la transizione con piani e investimenti più avanzati.
Roma non ha ancora fissato una scadenza per eliminare il riscaldamento alimentato da fonti fossili e, nella graduatoria europea, occupa il penultimo posto su 15 città analizzate. Il risultato arriva mentre le famiglie si preparano a una stagione energetica esposta a nuovi rincari e conferma quanto la capitale sia distante da una trasformazione strutturale del settore.
Il gas resta il nodo irrisolto
Secondo la valutazione di Greenpeace, nella capitale l’elettrificazione sta aumentando, ma il gas continua ad avere un ruolo centrale sia per il riscaldamento sia per la produzione di acqua calda. Roma ha superato la semplice fase dei progetti: il suo Climate City Contract collega la riduzione delle emissioni degli edifici a investimenti consistenti e i programmi comunali interessano scuole e altre strutture pubbliche, con interventi che includono rinnovabili e sistemi a basse emissioni.
Il passaggio dalle intenzioni ai risultati, però, non è ancora compiuto. Il rapporto rileva che la transizione è agli inizi, manca una pianificazione termica specifica per il territorio e non esiste una data ufficiale per la fine del riscaldamento fossile. La strategia edilizia prevista per il 2026 indica pompe di calore, isolamento, energia solare e geotermia come direttrici future, ma queste soluzioni non hanno ancora prodotto un cambiamento diffuso in tutta la città.
Federico Spadini, della campagna Clima di Greenpeace Italia, collega la dipendenza dalle fonti fossili anche all’instabilità economica: «Bollette sempre più pesanti e prezzi dell’energia esposti ai conflitti internazionali sono la conseguenza diretta di un modello che mette sotto pressione il clima e la stabilità delle nostre società».
La classifica premia i piani concreti
La graduatoria non considera soltanto le emissioni attuali. Gli analisti hanno esaminato anche la qualità delle politiche, la pianificazione, le infrastrutture, la capacità amministrativa, i finanziamenti e gli strumenti di tutela sociale. Stoccolma è prima con 91,8 punti, davanti a Parigi con 83,5 e Vienna con 81,4.
La capitale svedese beneficia di consumi diretti di combustibili fossili molto contenuti negli edifici, di emissioni in discesa e di una rete di riscaldamento ormai consolidata. Il ricorso all’incenerimento dei rifiuti, compresi materiali plastici di origine fossile, impedisce tuttavia di considerare il sistema pienamente rinnovabile. Parigi combina una diminuzione rapida delle emissioni degli edifici con forti investimenti nella rete, finanziamenti solidi e misure sociali, pur mantenendo una quota rilevante di gas. Vienna, invece, dispone di uno dei percorsi più definiti per ridurre il gas: il piano al 2040 punta a sostituire circa 600mila impianti, anche se il teleriscaldamento dipende ancora in larga misura dalle fonti fossili.
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Copenaghen è quarta e Amsterdam quinta, entrambe inserite tra le città in miglioramento. Nella capitale danese l’uso diretto dei combustibili fossili è molto basso e l’elettrificazione della rete procede rapidamente, ma l’incenerimento resta significativo e il progetto del Centro Energetico di Svanemølle contempla una capacità consistente di caldaie a gas. Amsterdam ha fissato l’obiettivo di abbandonare il gas entro il 2040 e dispone di strumenti sociali e soluzioni a livello di quartiere; pesa però il ricorso ancora ampio al gas e l’apertura di un nuovo impianto ausiliario alimentato con questa fonte.
Le città in fondo alla graduatoria
Budapest, Praga, Berlino, Varsavia e Bruxelles sono racchiuse in una distanza di appena 1,5 punti. Le loro prestazioni variano: alcune mostrano una governance più organizzata, altre hanno sistemi già più avanzati, ma tutte risentono della dipendenza dalle fonti fossili e dell’assenza di percorsi completi per superarle.
Madrid è undicesima e precede Lisbona. Entrambe registrano dati relativamente positivi sul fronte delle emissioni, ma procedono più lentamente nella sostituzione degli impianti fossili e non dispongono di un programma cittadino completo per l’abbandono del gas. Nel caso portoghese, inoltre, il clima mite e un ricorso più limitato al riscaldamento invernale rendono meno immediato interpretare il dato sulle basse emissioni.
Atene, Roma e Bucarest chiudono la graduatoria nella fascia delle città con maggiori limiti. Bucarest risente anche di un nuovo grande investimento nel teleriscaldamento a gas; Roma, pur avendo avviato interventi di riqualificazione e di elettrificazione, non ha ancora trasformato gli obiettivi in una politica estesa a livello urbano.
Greenpeace propone la campagna Gas-Free Cities e invita sindaci e amministratori a firmare la Dichiarazione delle città libere dal gas. La richiesta centrale è fissare un termine per l’uscita dal gas fossile e sostenere, con misure locali, la conversione dei sistemi di riscaldamento.
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