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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Riparare invece di buttare: la svolta che vale miliardi

Rifiuti elettronici in crescita, nuove regole europee e reti di assistenza mostrano perché allungare la vita dei dispositivi è diventato una priorità economica e ambientale.

Nel 2022 il mondo ha prodotto 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, ma appena il 22,3% è stato registrato come raccolto e riciclato correttamente. Se l’attuale andamento non cambierà, entro il 2030 la quantità potrebbe salire a 82 milioni di tonnellate: numeri che riportano al centro la durata degli apparecchi, la manutenzione e la possibilità di ripararli invece di sostituirli.

La questione non riguarda più soltanto laboratori e appassionati di tecnologia. Dietro la scelta tra aggiustare un dispositivo e comprarne uno nuovo ci sono costi per le famiglie, disponibilità dei componenti, occupazione, recupero delle materie prime e impatto ambientale.

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L’Europa spinge sulla riparazione

Il quadro europeo è cambiato con l’applicazione, dal 31 luglio 2026, delle nuove norme sul diritto alla riparazione. Per gli apparecchi che possono essere tecnicamente riparati secondo la legislazione dell’Unione, il cliente può chiedere al produttore un intervento gratuito oppure offerto a un costo e in tempi ragionevoli.

Chi, durante il periodo di responsabilità legale, sceglie di far riparare il prodotto invece di sostituirlo ottiene inoltre un’estensione della garanzia di almeno dodici mesi. Le disposizioni puntano anche a rendere più semplici da trovare i servizi di assistenza e i pezzi di ricambio, mentre nel 2027 dovrebbe arrivare una piattaforma europea per mettere in contatto consumatori e riparatori.

Secondo le stime della Commissione europea, il pacchetto potrebbe produrre 4,8 miliardi di euro tra crescita e investimenti. L’analisi d’impatto prevede inoltre, nell’arco di quindici anni, risparmi complessivi per i consumatori pari a 176,5 miliardi di euro, circa 25 euro all’anno per persona, oltre a un saldo positivo di circa 8.900 posti di lavoro. Si tratta comunque di proiezioni sugli effetti attesi, non di risultati già raggiunti.


Un mercato ancora pieno di rifiuti

I dati diffusi da Eurostat il 14 ottobre mostrano la distanza tra i prodotti immessi sul mercato e quelli recuperati. Nel 2024, nell’Unione europea, sono stati venduti 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche per abitante, mentre la raccolta dei rifiuti elettronici si è fermata a 12,3 chilogrammi pro capite. Rispetto al 2015, la quantità di apparecchiature immesse sul mercato è cresciuta del 79%.

Il problema riguarda anche il valore delle risorse contenute nei dispositivi arrivati a fine vita. I rifiuti elettronici prodotti nel mondo nel 2022 includevano metalli per circa 91 miliardi di dollari: 19 miliardi riferibili al rame, 15 all’oro e 16 al ferro. Dai sistemi di riciclo documentati sono state recuperate materie prime seconde per circa 28 miliardi di dollari.

La riparazione, quindi, non cancella necessariamente valore economico: può spostarlo dalla vendita anticipata di un apparecchio nuovo verso diagnosi, laboratori, ricambi, trasporti, ricondizionamento e mercato dell’usato. La valutazione europea prevede che il calo degli acquisti di alcuni prodotti nuovi possa essere compensato dall’espansione dei servizi di riparazione e dalla spesa aggiuntiva resa possibile dai risparmi delle famiglie.


Acer amplia la rete post-vendita

Un esempio di questa trasformazione arriva da Enfinitec, società del gruppo Acer dedicata ai servizi successivi alla vendita. Secondo i dati dell’azienda, nell’area EMEA la rete gestisce più di 1,8 milioni di riparazioni ogni mese attraverso sette centri specializzati e oltre 100 partner.

Le strutture si trovano in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca e occupano complessivamente circa 50.000 metri quadrati. A questa organizzazione si aggiungono dieci centri di assistenza telefonica e digitale, attivi in 28 Paesi e capaci di seguire gli utenti in 22 lingue tramite telefono, posta elettronica, messaggistica e servizi nella nuvola.

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Le attività comprendono manutenzione, gestione dei ricambi, logistica, recupero e ricondizionamento. La rete interviene sui prodotti Acer e su apparecchi di altri marchi, inclusi dispositivi domestici e mezzi per la mobilità come eScooter ed eBike.

Un ruolo centrale è svolto dal centro logistico di Wrocław, in Polonia, dove viene concentrata la disponibilità dei componenti. Per Acer questo elemento contribuisce a mantenere i tempi medi di intervento sotto i cinque giorni. Massimiliano Rossi, vicepresidente per la divisione prodotti e assistenza di Acer EMEA, ha spiegato che rendere i dispositivi più semplici da riparare e aggiornare, insieme alla disponibilità dei ricambi e al ricondizionamento, serve ad allungarne la vita e a ridurre lo spreco di risorse.


Francia e Stati Uniti seguono strade diverse

In Francia il consumatore può conoscere la riparabilità di diversi prodotti già prima dell’acquisto. Per alcune categorie è obbligatorio esporre accanto al prezzo un indicatore compreso tra zero e dieci, calcolato considerando la documentazione disponibile, la facilità di smontaggio, la reperibilità dei ricambi e il loro costo.

Per determinati apparecchi il sistema si sta evolvendo verso un indicatore più ampio di durata, che tiene conto anche dell’affidabilità e della prospettiva di vita. L’obiettivo è anticipare la scelta: non limitarsi a capire se un dispositivo guasto possa essere aggiustato, ma sapere prima quanto sarà semplice conservarlo in funzione.

Negli Stati Uniti, invece, manca una disciplina federale unica paragonabile a quella europea per l’elettronica di consumo. Le principali iniziative sono state adottate dai singoli Stati: New York ha approvato il Digital Fair Repair Act, mentre California, Minnesota e Oregon hanno introdotto norme proprie.

L’Oregon ha affrontato anche il cosiddetto abbinamento digitale dei componenti, cioè il collegamento informatico tra un pezzo di ricambio e uno specifico dispositivo. In alcune situazioni, questa pratica può rendere più complesso l’impiego di componenti compatibili e dimostra che la riparabilità non dipende più soltanto dalla possibilità di raggiungere una vite o sostituire una batteria.


Una giornata per cambiare abitudini

Il tema sarà al centro della Giornata internazionale della riparazione, in programma sabato 17 ottobre 2026 per la decima edizione. Nel 2025 l’iniziativa aveva riunito oltre 3.500 eventi in 50 Paesi.

Per il 2026 il messaggio scelto mette in evidenza anche la dimensione sociale della condivisione delle competenze: riparare non significa soltanto prolungare l’uso di un oggetto, ma anche trasferire conoscenze e rafforzare le reti locali. Cacciaviti, ricambi e laboratori diventano così parte di una discussione più ampia sul modo in cui vengono progettati, venduti e utilizzati i dispositivi.

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