Riparare conviene: la tecnologia entra nell’era della seconda vita
Dai rifiuti elettronici alle nuove regole europee, la riparazione diventa un settore strategico per consumatori, aziende e ambiente.
La possibilità di aggiustare un dispositivo non dipende più soltanto dall’accesso a una batteria o dalla rimozione di una vite. Nei prodotti moderni contano anche il software, la compatibilità dei componenti e i blocchi digitali che possono impedire l’uso di ricambi non associati in origine all’apparecchio.
È una questione ormai evidente anche negli Stati Uniti, dove la disciplina non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Alcuni provvedimenti dei singoli Stati hanno cercato di rendere più semplice l’intervento sui dispositivi, ma il quadro resta frammentato e distante da una normativa federale unica.
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Negli Stati Uniti le regole restano frammentate
New York ha approvato il Digital Fair Repair Act, mentre California, Minnesota e Oregon hanno introdotto proprie disposizioni sul diritto alla riparazione. L’Oregon ha affrontato anche il tema dell’abbinamento elettronico dei componenti, una procedura che collega una parte specifica a un determinato prodotto e può ostacolare l’installazione di ricambi compatibili.
Il tema mostra quanto la riparabilità sia diventata complessa. Per mantenere in funzione un apparecchio non basta poterlo aprire: servono componenti reperibili, procedure di diagnosi, aggiornamenti, informazioni tecniche e sistemi che non impediscano a priori la sostituzione di una parte.
L’Europa prova a cambiare il ciclo dei prodotti
Nel continente europeo il diritto alla riparazione è entrato nella fase operativa il 31 luglio 2026. Per le apparecchiature che la normativa considera tecnicamente riparabili, il cliente può rivolgersi al produttore e ottenere un intervento senza costi oppure a una tariffa ritenuta ragionevole, entro tempi compatibili.
Chi, durante il periodo di responsabilità legale, sceglie di far riparare il prodotto invece di sostituirlo beneficia inoltre di un’estensione della garanzia di almeno dodici mesi. Le nuove regole puntano anche a migliorare l’accesso ai centri di assistenza e ai pezzi di ricambio, mentre nel 2027 dovrebbe arrivare una piattaforma europea per mettere in contatto consumatori e riparatori.
Secondo le stime della Commissione europea, il pacchetto potrebbe attivare 4,8 miliardi di euro tra crescita e investimenti. Nell’analisi collegata alla normativa si ipotizzano inoltre, nell’arco di quindici anni, risparmi complessivi per i consumatori pari a 176,5 miliardi di euro, con una media di circa 25 euro l’anno per persona, oltre a un saldo positivo di circa 8.900 posti di lavoro.
Il costo dei rifiuti elettronici cresce
I dati diffusi da Eurostat il 14 ottobre fotografano la distanza tra ciò che viene venduto e ciò che viene recuperato. Nel 2024, nell’Unione europea, sono stati immessi sul mercato 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche per abitante; la raccolta dei rifiuti elettronici si è invece fermata a 12,3 chilogrammi pro capite. Rispetto al 2015, la quantità di nuovi prodotti commercializzati è cresciuta del 79%.
A livello mondiale, il Global E-waste Monitor di ITU e UNITAR calcola che nel 2022 siano state generate 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Soltanto il 22,3% risulta raccolto e riciclato attraverso procedure documentate. Se l’attuale andamento non cambierà, entro il 2030 il volume potrebbe salire fino a 82 milioni di tonnellate.
Tra i fattori che alimentano il fenomeno ci sono la durata sempre più breve di molti apparecchi e le difficoltà ancora presenti nel ripararli. Nei rifiuti prodotti nel 2022 erano contenuti metalli dal valore stimato di circa 91 miliardi di dollari, compresi 19 miliardi di rame, 15 miliardi di oro e 16 miliardi di ferro. I sistemi di riciclo tracciati hanno recuperato materie prime seconde per un valore vicino ai 28 miliardi di dollari.
La riparazione sposta valore e lavoro
Allungare la vita di un dispositivo non significa soltanto evitare un acquisto. Una quota della spesa destinata alla sostituzione può confluire in attività diverse: laboratori, diagnosi, trasporto, gestione dei componenti, ricondizionamento e vendita di prodotti usati.
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Le proiezioni europee indicano che una riduzione delle vendite di alcuni beni nuovi potrebbe essere compensata da una maggiore domanda di servizi di riparazione. Il denaro risparmiato dalle famiglie, inoltre, potrebbe essere utilizzato per altri consumi, mantenendo una parte del valore all’interno dell’economia invece di disperderlo insieme al prodotto scartato.
La Giornata internazionale della riparazione, prevista sabato 17 ottobre e arrivata alla decima edizione, porta proprio questi temi al centro del dibattito. Nel 2025 l’iniziativa ha raccolto oltre 3.500 appuntamenti in 50 Paesi; per il 2026 il messaggio scelto, “La riparazione ci unisce”, richiama anche la condivisione delle competenze e la dimensione sociale dei laboratori.
Acer costruisce una rete oltre l’assistenza
Un esempio della trasformazione del settore arriva da Acer. Enfinitec, società del gruppo specializzata nelle attività dopo la vendita, coordina nell’area EMEA oltre 1,8 milioni di interventi ogni mese mediante sette strutture dedicate e più di 100 collaboratori esterni.
La rete si estende in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca, per una superficie complessiva di circa 50.000 metri quadrati. Sono presenti anche dieci centri di contatto internazionali, attivi in 28 Paesi e capaci di fornire supporto in 22 lingue tramite telefono, posta elettronica, conversazioni in linea e servizi informatici remoti.
Le attività comprendono manutenzione, distribuzione dei ricambi, trasporto, recupero e rigenerazione di prodotti Acer e di altri marchi. Il perimetro include anche apparecchi domestici e mezzi per la mobilità, come eScooter ed eBike. Nel polo logistico di Wrocław, in Polonia, vengono concentrati i componenti necessari agli interventi, un passaggio decisivo per ridurre i tempi di attesa. Acer indica per la propria rete una durata media delle riparazioni inferiore a cinque giorni.
Massimiliano Rossi, Vicepresidente PBU e Assistenza presso Acer EMEA, collega questo modello alla sostenibilità: “Prolungare la vita utile dei prodotti tecnologici è un elemento importante di un modello di consumo più sostenibile”. Secondo Rossi, rendere gli apparecchi più facili da aggiornare e aggiustare, assicurare ricambi e assistenza e favorire la rigenerazione consente di limitare gli sprechi e utilizzare più a lungo le risorse già impiegate.
La Francia informa prima dell’acquisto
La Francia ha scelto di intervenire già nel momento in cui il consumatore valuta un nuovo prodotto. Per varie categorie è obbligatorio esporre vicino al prezzo un indice di riparabilità compreso tra zero e dieci.
Il punteggio considera, tra gli altri aspetti, la presenza di istruzioni, la facilità di smontaggio, la reperibilità dei ricambi e il loro costo. Per alcuni beni il sistema sta lasciando spazio a un indice di durabilità più ampio, che tiene conto anche dell’affidabilità e della vita attesa dell’apparecchio.
L’obiettivo è quindi spostare la scelta a monte: non soltanto capire se un oggetto guasto potrà essere aggiustato, ma sapere prima dell’acquisto quanto sarà agevole conservarlo in funzione nel tempo.
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