Ricky Gianco, quattro pagine per capire il rocker senza rimpianti
Dalle notti con Celentano alle fughe dalla naia, l’autobiografia di Ricky Gianco ripercorre una carriera ribelle tra musica, cinema e incontri irripetibili.
Ci sono quattro pagine di sola scrittura che sembrano chiedere di essere ascoltate. Sono quelle dedicate a “Un amore”, il brano con cui Ricky Gianco tornò a farsi sentire dopo anni di silenzio: una canzone lunga, ironica, malinconica e irriverente, nata da una stagione personale complessa. Chi lo ha visto eseguirla dal vivo, con la chitarra sempre addosso e senza l’aiuto della correzione elettronica della voce, ne conserva il ricordo di un’esperienza ruvida e autentica.
La stessa sincerità attraversa l’autobiografia Non si può smettere di sognare, scritta con la cura di Paolo Crespi. Gianco ripercorre la propria storia senza trasformarla in un regolamento di conti: restano gli errori, l’entusiasmo e la gratitudine per aver trovato la propria strada. “Tutto ciò che ho realizzato è frutto dell’amore, degli sbagli e della passione”, afferma, riassumendo in una frase il tono del libro.
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Un ribelle anche fuori dal palco
La sua irrequietezza lo ha portato a misurarsi con ambienti molto diversi. Ha partecipato tre volte al Festival di Sanremo, compresa l’esperienza con il Supergruppo e il brano soul Accidenti, ma non ha mai smesso di guardare con sospetto i riti ufficiali della canzone italiana.
Nel 2004 arrivò persino al Controfestival di Mantova, organizzato in contrapposizione alla manifestazione guidata da Tony Renis. Anche il cinema entrò nel suo percorso: dopo la presenza in Liquirizia di Salvatore Samperi, dove interpretava Jack Blues prima di John Belushi, Gianco comparve persino in una pellicola pornografica. La sua traiettoria, dunque, non segue una linea ordinata e non evita le deviazioni più sorprendenti.
L’ombra lunga di Celentano
Tra gli episodi più curiosi c’è il rapporto con Adriano Celentano e con il Clan. Nel 1961 Gianco venne coinvolto dal gruppo del Molleggiato, ma alcune sue intuizioni finirono poi in brani associati allo stesso Celentano, come Pregherò e Sei rimasta sola.
Nonostante questo, il racconto non assume i toni del risentimento. Celentano intervenne perfino sulla pronuncia del giovane Riccardo Sanna, gli suggerì di eliminare la “r” dalla parlata e, durante una telefonata notturna, gli propose anche un nuovo cognome. Da lì nacque Ricky Gianco: una trasformazione quasi casuale, destinata a diventare il nome di una carriera.
Da Milano al rock italiano
Prima della ribellione politica degli anni Settanta ci fu la formazione di un ragazzo cresciuto nella Milano del dopoguerra. Riccardo Sanna iniziò a cantare da minorenne durante le estati a Varazze, con i jeans, il ciuffo e una voce già riconoscibile, mentre la musica leggera si preparava a diventare una grande industria.
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Il suo immaginario si alimentava di swing, jazz, Elvis e Ricky Nelson, dal quale derivò proprio la scelta di chiamarsi Ricky. In quegli anni il rock italiano muoveva i primi passi e Gianco ne interpretò la componente più insofferente, quella che anticipava la stagione dei cantautori senza rinunciare all’energia del rock and roll. “Tutti mi davano del ciula ma io lo rifarei”, canta nel lungo È rock ‘n’ roll, quasi fosse una dichiarazione programmatica.
Incontri, dischi e fughe
Nel libro compaiono Gian Franco Reverberi, la Ricordi e Gian Pieretti, compagno di molte avventure e autore di brani come Il vento dell’est e Pietre. Ci sono i contrasti del Cantagiro, con i vecchi interpreti messi di fronte ai giovani gruppi rock, ma anche le conversazioni con John Lennon e Paul McCartney.
Un altro episodio riguarda Mike Bongiorno, che in diretta televisiva si occupò del rocker dai basettoni dopo un ricovero. Sullo sfondo resta anche la vicenda della naia: secondo il racconto, l’intervento di Giulio Andreotti potrebbe aver favorito la riforma e la fuga dal servizio militare.
L’incontro con Gianfranco Manfredi, nei primi anni Settanta, saldò invece la carica del rock alle provocazioni politiche del periodo. Da quella sintonia nacquero brani e progetti come Precipito, Cavallina rock, Siamo tutti nella merda, Zombie di tutto il mondo unitevi, del 1977, e L’Arcimboldo, del 1978.
La memoria di un disco irripetibile
Tra i capitoli più ricchi dell’autobiografia c’è quello dedicato a È rock ‘n’ roll, album del 1991 registrato a Los Angeles. Alla realizzazione parteciparono Jeff Porcaro dei Toto, alla guida dell’orchestra, una parte dei fiati dei Tower of Power e James Burton alla chitarra.
Nel disco compaiono anche duetti con Giorgio Gaber, Gino Paoli e Pino Donaggio, impegnati nella rilettura di alcuni tra i più sorprendenti brani del rock italiano tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta. Gianco ricostruisce quella trasferta americana attraverso ricordi personali e dettagli finora poco noti, confermando che la sua storia non è soltanto una successione di successi, ma un lungo viaggio fatto di intuizioni, incidenti e ostinazione.
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