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Ricina, la pista dei dispositivi: cosa cercano gli investigatori

Dai reperti inviati a Berlino alle verifiche su computer e alimenti, l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara entra in una fase decisiva.

I risultati scientifici attesi dal Robert Koch Institut di Berlino potrebbero aiutare a ricostruire l’origine della ricina e le modalità con cui la sostanza sarebbe stata somministrata. Insieme ai campioni biologici, agli alimenti sequestrati e alle testimonianze raccolte, quei dati rappresentano uno degli elementi centrali dell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara.

Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati. La Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso di una sostanza venefica e ha già ascoltato decine di persone, per un totale di circa 200 audizioni. L’obiettivo è definire chi possa avere avuto accesso al veleno, in quale modo e per quale motivo.


Le verifiche scientifiche attendono Berlino

Due mesi fa gli investigatori avevano cercato tracce della sostanza nell’abitazione della famiglia, in via Risorgimento. Nel frattempo sono stati acquisiti reperti, campioni di cibo, campioni di sangue e gli esiti degli esami autoptici, materiali che ora devono essere valutati insieme alle conclusioni degli specialisti tedeschi.

Gli accertamenti comprendono anche l’esame di eventuali annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni che hanno preceduto i malori, durante il periodo natalizio. Al vaglio ci sono inoltre documenti riguardanti possibili patologie e ogni elemento che possa collegare le abitudini della famiglia all’esposizione alla ricina.


Computer e chiavette sotto esame

Le operazioni sui dispositivi sequestrati nello studio di Gianni Di Vita si sono svolte in Questura il giorno precedente alla nuova perquisizione. Gli specialisti hanno estratto e duplicato i contenuti di un computer e di 10 chiavette USB, già acquisiti il 31 luglio, lavorando per circa quattro ore.

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La Procura dispone ora di 60 giorni per esaminare il materiale catalogato. La ricerca copre l’intero periodo di vita dei dispositivi, dalla prima accensione all’ultimo utilizzo, e comprende conversazioni, fotografie, registrazioni vocali, posta elettronica, profili sulle reti sociali e dati di posizione.

Tra gli obiettivi c’è anche la verifica di possibili rapporti con ricerche in rete finalizzate a procurarsi la ricina. Gli investigatori cercheranno inoltre informazioni sui contatti intrattenuti con familiari, parenti e amici. Secondo quanto emerso, computer e chiavette sarebbero stati utilizzati anche da Antonella e Sara per attività di studio e lavoro, circostanza che potrebbe consentire di ricostruire anche i loro accessi informatici. Per Gianni e Alice Di Vita, indicati come parti offese, ha partecipato alle attività il perito Giovanni Alfonso.


Il blitz nello studio di Pietracatella

Nella mattinata gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo hanno perquisito lo studio di Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella. L’ufficio si trova davanti alla casa della famiglia, un dettaglio che rende l’operazione particolarmente rilevante per la ricostruzione degli spostamenti e delle attività svolte nei luoghi interessati dall’inchiesta.

L’intervento, eseguito in modo rapido e senza preavviso, potrebbe essere stato orientato alla ricerca di elementi precisi. La verifica nello studio si aggiunge agli altri accertamenti ancora in corso e arriva mentre gli investigatori attendono di completare l’analisi dei dispositivi, dei reperti alimentari e delle informazioni raccolte durante le audizioni.

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